domenica 23 marzo 2008

I soldi fanno la felicità?

Prendo spunto dalla lettura del saggio di Alfio Bardolla per riflettere sul denaro. E’ luogo comune affermare che “no, i soldi non fanno la felicità!”. E in parte è vero. Prima vengono le persone, poi il denaro e infine le cose. Chi antepone il denaro alle persone in realtà non diventa più ricco: è un povero che possiede denaro. Gli esseri umani vengono prima di qualunque cifra e le loro emozioni non hanno prezzo, come ci conferma il noto spot della Mastercard. E’ l’avere buone relazioni con noi stessi e con gli altri che ci rende veramente ricchi. Tuttavia il denaro è al secondo posto e nelle società avanzate gioca un ruolo determinante. Qualunque cosa facciamo richiede denaro: studiare, andare in vacanza, nutrirsi, curarsi, crescere i figli, aiutare il prossimo, creare qualcosa per se stessi e per gli altri. Per fare tutto ciò ci vuole molto denaro. Il bombardamento mediatico ci propone continuamente nuove esigenze e i conti non tornano mai. Si dà colpa all’euro, al raddoppio dei prezzi e dei costi. Ma la verità è che la maggioranza delle persone non sa maneggiare il proprio denaro, non dispone di una cultura finanziaria e spende quanto guadagna. Ed ecco che molti cercano nuove possibilità di ampliare le proprie risorse economiche. Alcuni tentano la fortuna all’Enalotto, altri si avventurano in speculazioni azzardate, attingono alle proprie risorse personali, tentano investimenti per produrre reddito, ottimizzano patrimoni familiari, cercano un doppio o triplo lavoro e creano nuovi business uscendo dalle logiche aziendali. Quindi in realtà nessuno è convinto veramente che i soldi non siano importanti. Ma solo pochissimi riescono a risparmiare e ad investire adeguatamente. Nel risparmio ci sono la rinuncia al futile, il riciclo, la fatica, il concetto di “accontentarsi”, di posticipare un desiderio, di vivere per priorità, di utilizzo dell’obsoleto. Nel concetto di risparmio c’è il reinvestimento dei guadagni in strumenti che producano reddito aggiunto e non il consumo del guadagno fino all’ultimo centesimo. Con le dovute eccezioni, i risparmiatori benestanti sono mediamente più felici non per i soldi che hanno, ma perché sanno di poter creare il loro destino e questa sensazione di controllo sulla propria vita è uno dei principali fattori della loro felicità. I soldi donano un grande senso di libertà e ci danno la possibilità di realizzare i nostri desideri scegliendo il nostro stile di vita e di decidere autonomamente che cosa fare del nostro tempo. Recando qualità alla vita in generale, maggiore serenità e confort nella malattia e nel disagio. E, purtroppo, a volte il denaro ci dà anche la possibilità di salvarci la pelle. Ma a volte le ricchezze hanno un prezzo molto alto. E ho sentito persone molto ricche affermare di essere infelici per il conto salato che la vita ha loro sottoposto sotto forma di infelicità e dolori. Essi farebbero volentieri a cambio con un po’ di amore, salute o serenità. Forse se abbiamo qualcosa in più degli altri dovremmo condividerlo. Cercare di pensare anche a chi sta peggio. Donare con amore anche qualcosa di sé. Un gesto caloroso e un orologio di meno, a volte rappresentano la salvezza per qualcun altro.

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