martedì 16 marzo 2010

The best is yet to come 2010


Amici cari,
dopo due anni e tanta acqua passata sotto ai ponti, ritorniamo con il nostro evento, più cariche che mai! Sul nostro cammino ci sono venute incontro due soluzioni meravigliose, legate ad anime profondamente generose: un locale alla moda al centro di Roma e una Onlus attiva ed efficace. Non vi anticipiamo nulla, ma quest'anno la serata sarà ancora più estesa, più bella, più generosa, ma soprattutto più divertente. Ora infatti stiamo lavorando affinchè possiate trascorrere una serata particolare e al contempo fare del bene ai bambini che ne hanno bisogno.
Anche quest'anno infatti la Onlus si occupa di bambini in difficoltà, tema a noi molto caro. Non solo perchè i bambini rappresentano l'energia del futuro, ma anche e soprattutto perchè sono indifesi e non scelgono loro di nascere in una condizione di disagio, difficile, in cui viene negata l'infanzia ma anche la possibilità di imparare e crescere per contribuire a rendere il mondo migliore. Ed è proprio questo ciò che i bambini di oggi, saranno tenuti a fare domani.
Perciò seguiteci e vi terremo informati. E come due anni fa, conteremo sull'appoggio e sul sostegno di ciascuno di voi, perchè il grande successo del nostro evento del 2008 lo dobbiamo soprattutto a voi amici, ai conoscenti, agli estranei, a tutti coloro che hanno creduto nella nostra energia positiva, nei nostri valori, in quello che stavamo facendo. Perciò: aiutateci ancora ad aiutare!!!!!
Monica e Stefania

lunedì 8 marzo 2010

Ecologia del vivere: cosa vuol dir essere Donna.


Le parole scorrono fluide e termino ”Avevamo tanta fame” di Ada Grecchi, un libro fresco, che si legge in fretta e che mette a confronto quattro generazioni di donne milanesi, dal 1940 ai giorni nostri. La storia di un microcosmo di donne che parla al cuore di chiunque creda ancora al valore dell’impegno, della tenacia, dell’altruismo, del rispetto per gli altri, del senso comune, del duro lavoro per contribuire al reddito familiare, in quel caso, per sopravvivere.
Soprattutto dell’enorme sacrificio in nome della famiglia, dei figli, senza dimenticare l’amore per il proprio compagno di vita. Otto Donne incredibili, come ce ne erano e come ce ne sono ancora, che profondono tutte le loro energie e il loro amore in ogni cosa che fanno e che non solo rappresentano il fulcro del loro microcosmo, ma riescono anche, con una volontà di ferro, a evolvere, crescere, migliorare la propria condizione, senza sottomettersi a nessuno, semplicemente seguendo il proprio talento e l’ostinata voglia di fare e di vincere. Vincere la fame, la paura, la cattiveria, la durezza della vita, la solitudine, la mancanza di tutto, ingegnandosi e lavorando con la fantasia, cercando anche di riscattarsi da una condizione semplice e umile per crescere, per dare ai propri figli la possibilità di ‘essere’ qualcosa di più. Una lezione per tanti uomini, per tante donne, per tutti. Donne che, nonostante le tante difficoltà, hanno creduto nell’importanza di avere figli, di crescerli e educarli con amore e senso pratico, con fiducia e coraggio, credendo fortemente che i bambini sono il futuro e questo andava migliorato e che la vita ha un senso se si ha la voglia e la forza di inseguire un sogno. Nelle nostre vite frenetiche oggi ritroviamo ancora queste Donne, non ce ne sono più moltissime, ma le riconosci dall’energia che emanano. Donne che si districano a fatica tra mille ruoli diversi: madri, mogli, lavoratrici, figlie, amiche, compagne, assistenti; Donne che lavorano come matte tutto il giorno, che hanno più energie di un decatleta, che governano famiglie pasticciate cercando di far quadrare sempre tutto, di non sbagliare mai. E se le guardi, sono anche ben curate, sensibili, colte, perché trovano anche il tempo di andare dal parrucchiere, di cercare il senso della vita e di nutrire il proprio cervello, per essere sempre al passo con la veloce realtà che tutto ingoia, tranne loro. Capita a volte che si dimentichino di se stesse per dare tanto agli altri, ma ne sono felici, perché non sono egoiste, sono anche Donne generose, che amano le persone e le rispettano, e con umiltà sono sempre pronte a migliorare e imparare. E’ a queste Donne bioniche che sono proprio così, che oggi voglio dedicare un pensiero speciale. Perché in un mondo fatto di tante femminucce arriviste, capricciose e vuote, egoiste e pretenziose, vittime forse di una società svuotata di valori e contenuti e di famiglie inesistenti, che non sanno più trasmetterli, esse rappresentano quello che da sempre è la vera natura di una Donna. E forse anche molto di più.


Stefania Taruffi

Foto in licenza CC: Jessica garro

domenica 14 febbraio 2010

Ecologia del vivere: Amare e il coraggio della tenerezza


Non bisognerebbe scomodare l’Amore solo il giorno di S. Valentino: troppo facile. A chiunque sia venuta l’idea, non è stata poi così buona: stabilire un solo giorno l’anno, dedicato al bellissimo mondo dei sentimenti, è un vero delitto. Specie da quando è divenuto un appuntamento così consumistico! Una sorta di Befana o di Babbo Natale che arrivano con i doni e l’abbuffata al ristorante, con tanto di brindisi, svuotato spesso di contenuti, perché quelli, ce li stiamo dimenticando un po’ tutti.L’Amore si canta, si grida, si scrive, se ne parla, si desidera più di ogni altra cosa al mondo, eppure mai come ora è diventato un prodotto usa e getta perché in fondo, se ne ha un’incredibile paura. E’ più facile ‘fare sesso’, amoreggiare con il corpo, lasciandosi andare alle pulsioni amorose sprigionate dagli istinti, che è una cosa bellissima, ma amando, diventa una magia. La paura spesso nasce dai fallimenti, che sono inevitabili. Gli amori finiscono, perché sbagliamo, perché succede. Perché amare significa mettersi in gioco e quindi anche sbagliare e soffrire, ma nella sofferenza d’amore, nei fallimenti c’è anche la crescita e la ricostruzione di sé. Vorremmo tutti solo il grande Amore, ma questo esiste solo quando avviene l’incontro tra due donatori, che rischiano quel che c’è di più grosso: la propria vita, perché l’Amore è il dono di sé, è il coraggio della tenerezza, è l’abbandonarsi all’altro. Se non riusciamo a farlo, vuol dire che siamo egoisti, di cui il mondo è pieno. Non crediamo più molto nella politica e nei partiti, ci hanno deluso pure loro. Tuttavia c’è un partito di minoranza che non governerà mai il mondo ma è ovunque, a contendere voti a quello dell’indifferenza e dell’egoismo, resiste, perché non si arrende mai: è il partito dei coraggiosi, di chi ama, sbaglia, soffre, ma continua ad amare, degli innamorati insomma, di quelli che ancora credono nella forza della passione e dell’amore. Sono gli unici che osano ancora coniugare i verbi al futuro, palpitano di vita, progetti, scenari, speranze. Sprigionano energia creativa. Hanno il coraggio della tenerezza e del sogno e nel concedersi alle emozioni, si prendono il privilegio di toccare con mano la felicità. Il futuro è il verbo di chi emana energia e l’energia più potente rimane sempre l’Amore. E non occorre andare lontano per trovare un po’ di felicità. A volte può essere solo una parola che nasce dal cuore, un bacio, la condivisione di un’emozione, una tenerezza a renderci felici, a scaldarci, a darci energia, a farci vivere un presente più leggero e a credere in un futuro migliore. E allora in questo giorno, non facciamo gli ipocriti regalando rose rosse e stipandoci tristemente nei ristoranti a due tavoli senza intimità, piuttosto cerchiamo dentro di noi quel coraggio di vivere le nostre passioni, i moti amorosi, la sacra fiamma che ci fa sentire vivi e ci riscalda, riscopriamo cos’è veramente ‘l’intimità’, la fusione di anima e corpo. Rieduchiamoci a donare, a dare, a concedere. Ci tornerà indietro.Torniamo a essere guerrieri d’amore, spingiamoci a combattere senza paura ritrosie e a conquistare cuori. La battaglia dell’amore avrà sempre vincitori e vinti, è nella sua natura. Ma non combattere, come non amare, significa non aver mai vissuto.
Stefania Taruffi
http://periodicoitaliano.info/2010/02/14/ecologia-del-vivere-amare-e-il-coraggio-della-tenerezza/
Foto in licenza cc: gattospino (Amore e Psiche)

venerdì 1 gennaio 2010

Ecologia del vivere: un 2010 pieno di sogni


“Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e le nostre piccole vite sono circondate dal sonno”, scriveva William Shakespeare in “La Tempesta”. E se davvero siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, allora vuol dire che abbiamo un bisogno infinito di questa sostanza per vivere. Quanto più ce ne alimentiamo quanto più ci sentiamo vivi. Quanto più sogniamo, tanto più raggiungiamo la vera essenza della nostra vita. Da sempre si analizza il processo onirico legato al sonno, a un vagare notturno nei meandri del proprio inconscio, per riconoscere il procedimento mentale degli esseri umani. Tuttavia si ‘sogna’ anche a occhi aperti, coscientemente, ed ecco che il sogno assume un significato più ampio e diventa un desiderio da progettare, idealizzare e in cui credere, a tal punto da cercare di realizzarlo. Da Freud in poi, il sogno è divenuto la pietra miliare delle teorie psicoanalitiche e quella freudiana, secondo cui il sogno sarebbe la realizzazione allucinatoria durante il sonno, di un desiderio inappagato durante la vita diurna, può essere valido anche per il sogno ‘a occhi aperti’, ricolmo anch’esso di desideri inappagati. Sognare a volte significa anche vivere in una vita parallela e misteriosa in cui realizziamo quello che nella vita reale non riusciamo a fare. Il sogno come illusione dunque, ma anche speranza. Perché senza sogni, l’orizzonte che avremmo davanti a noi sarebbe finito, delimitato, circoscritto al reale. Il sogno invece ha la grande capacità di renderlo infinito, di farlo diventare progetto di vita. Nel sogno tutto è lecito, possiamo fare quello che vogliamo, in esso regna la vera libertà, senza spazio né tempo.
Per non illuderci troppo e restare delusi, dobbiamo anche impegnarci a far sì che i nostri sogni, o parte di essi, si tramutino in realtà a costo di renderli più ‘umani’ e meno ‘divini’, quindi più raggiungibili. Perché la vera forza di un sogno è lo stimolo propulsivo, l’energia creativa che da esso scaturisce e che s’infonde nei nostri animi, spingendoci all’azione, alla trasformazione del sogno in realtà. In questo caso ci vuole più impegno. Il sogno diventa fatica costruttiva. Scrive Sergio Bambarén nel “Delfino”:
“I sogni sono fatti di tanta fatica. Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie, perdiamo di vista la ragione per cui abbiamo cominciato a sognare e alla fine scopriamo che il sogno non ci appartiene più. Se ascoltiamo la saggezza del cuore il tempo infallibile ci farà incontrare il nostro destino. Ricorda: "Quando stai per rinunciare, quando senti che la vita è stata troppo dura con te, ricordati chi sei. Ricorda il tuo sogno”.
Bisogna fare di tutto, per avere qualcosa da sognare. Non lasciarsi beffare dalla realtà, dai beni materiali, dal tempo che ci ingoia. Io ho imparato a riconoscerli quelli che sognano. I battiti di un cuore che pulsa sogni li sento a mille miglia. E mi dico: ecco, questo è vivo.
A tutti, un 2010 pieno di sogni.
Stefania Taruffi
Rubrica "Ecologia del vivere" http://www.periodicoitaliano.info/
Foto: Luca Cecconi

venerdì 10 aprile 2009

10 APRILE 2009

E’ arrivato il giorno in cui un anno fa abbiamo festeggiato il nostro Compleanno-Solidarietà al Centraleristotheatre, cercando nel nostro piccolo di sostenere la Fondazione Onlus “Albero della Vita” che tanto ha fatto e sta facendo ancora per aiutare i Bambini bisognosi di aiuto e di cure in Italia.
Nel 2009 il 10 Aprile non ci sarà la nostra festa. Oggi sarà un giorno molto triste, di lutto nazionale. Le vittime del terremoto in Abruzzo verranno seppellite e gli occhi dell’Italia verseranno lacrime sincere di dolore, in profonda condivisione.
E anche noi desideriamo unirci con poche parole e con un silenzio colmo di amore, a questo dolore. In pochi attimi quasi tutti gli abitanti di una città hanno perso tutto. Non gli uomini, non una guerra, ma la prorompente e imprevedibile forza della natura ha tolto loro affetti, luoghi, appartenenza, vita, quotidianità, lavoro e un’intera città, pulsante di vita e di storia, è morta.
Ma con lei non si sono spenti la speranza, la forza d’animo dei cittadini, il coraggio dei sopravvissuti, la dignità degli abitanti. Ed è ritornata in tutta la sua forza Lei, la Solidarietà, questa grande forza dell’umanità, l’energia positiva che aiuta ad aiutare, che spinge propulsiva, che avvolge la sofferenza di amore infinito, che porta soluzioni e sostegno materiale, economico ed umano. Ed è questo che ci rincuora. Che nascosta dentro ognuno di noi vive una straordinaria forza d’amore che di fronte al dolore ci ridona il vero senso della vita, il valore di ciò che abbiamo e il desiderio di condividerlo con chi non l’ha mai avuto, o l’ha perso in un giorno qualunque.
E la consapevolezza che anche una piccola goccia può servire, ma che tutte insieme potrebbero dissetare l’umanità dimenticata e bisognosa che popola da sempre la nostra comunità.
Allora il nostro pensiero oggi è questo: Non risvegliamo la nostra generosità, il nostro meraviglioso altruismo, la nostra grande capacità di far convogliare energie e beni verso il Bisogno solo di fronte alle catastrofi.
Cerchiamo di farlo sempre, ogni giorno. Per il bene dell’umanità. E per il nostro.
Stefania e Monica

martedì 7 aprile 2009

Un anno fa…

Buon Compleanno Monica, mia cara amica, compagna di sogni!
Si avvicina il 10 Aprile, il giorno della nostra festa “The best is yet to come 2008”.
Quanti ricordi, quante emozioni! E la felicità di un successo globale, che ha coinvolto tutti. Perché in quel giorno ha vinto la positività, la collaborazione, la solidarietà, la condivisione di ideali ed emozioni, la gioia di vivere.
Mi è rimasto nel cuore tanto amore, tanta passione. Quelli nostri, di chi è venuto e di coloro che hanno creduto fortemente nel nostro progetto, sostenendoci.
Ma anche quest’anno si ripete! I problemi familiari che mi hanno accompagnato fin’ora hanno solo rallentato l’organizzazione del nostro compleanno-solidarietà. Non riusciremo a festeggiarlo nel “nostro” mese, ma aspetteremo il caldo, il sole, il mare. Sarà diverso, sempre nuovo, ma unico, speciale come sempre! Ci sono tanti bambini bisognosi di amore, di cure e di sostegno in Italia. E’ importante e necessario risvegliare gli animi delle persone, sensibilizzarli all’importanza del Bene, della Generosità, dell’importanza che hanno i Bambini in questa nostra società così bisognosa di rinnovamento. Perché i Bambini sono l’unica risorsa che il mondo ha per cambiare e migliorare. Aiutarli a crescere sani nel corpo e nell’anima, fornirà nuove risorse ed energia alla società e alle famiglie che essi saranno chiamati a gestire, vivere, amare. Ed è a loro che anche quest’anno dedicheremo tutte le nostre energie, il nostro amore.
Monica…si riparte!

sabato 14 febbraio 2009

L’Amore ci salverà

In tempi di crisi sentimenti e valori sono la ricetta per stare meglio. E’ arrivato il tempo dell’Amore, perché è l’energia che ci spinge a progettare il futuro. Sono tutti d’accordo, intellettuali e non: il momento cupo, la stanchezza, lo spleen in cui molti sono caduti, è una straordinaria opportunità per riscoprire i sentimenti, gli affetti domestici, la solidarietà sociale. Ed è vero che la società invecchia, ma si fanno sensibilmente più figli e chi resta in casa forzatamente senza lavoro, riscopre anche la gioia nell’allevarli e nel vederli crescere; aumentano le separazioni ma anche i matrimoni. Cala la fiducia nella politica, ma il partito dei pessimisti non cresce e molti passano dall’altra parte, dagli ottimisti. E’ la politica della sopravvivenza. C’è la rimonta del partito dei meritocratici, quelli che credono nella qualità delle persone e quindi in una reale crescita del paese. E poi c’è quello degli innamorati, che non si arrende mai. Sono gli unici che osano ancora coniugare i verbi al futuro, palpitano di vita, progetti, scenari. Sprigionano energia creativa. Hanno il coraggio della tenerezza e del sogno e nel concedersi alle emozioni, si prendono il privilegio di toccare con mano la felicità. Il futuro è il verbo di chi emana energia e l’energia più potente rimane sempre l’Amore. Ritornano di moda i film d’amore, i baci appassionati come quello di Hugh Jackman e Nicole Kidman in “Australia”, le storie d’amore, le canzoni romantiche. L’amore tira, attira, intriga come risorsa e come compensazione al vuoto desolante che gli gira intorno. Non occorre andare lontano per trovare un po’ di felicità. A volte può essere solo un bacio a renderci felici, a scaldarci, a darci energia, a farci credere in un futuro migliore. Forse sarà davvero l’Amore un giorno, a salvarci.

Antonio Canova - Amore e Psiche

lunedì 26 gennaio 2009

Toccare

Tra i sensi è quello che più stabilisce una relazione, l’intimità, la confidenza, la comunione. Nel contatto sentiamo qualcosa dentro di noi, nel nostro corpo e acquisiamo la conoscenza più intima delle cose. La massima espressione di questa percezione sensoriale la si ha ad occhi chiusi, quando le palpebre, schermo naturale dell’universo, ci proiettano in una dimensione totalmente incorporea. E noi, attraverso il meraviglioso strumento delle mani e del corpo, ristabiliamo il perfetto equilibrio tra la percezione della materia e la sua effettiva consistenza. Con le mani si esplora e inizia un lungo viaggio di conoscenza. I polpastrelli delle dita procedono lentamente innescando una sorta di scansione minuziosa. Toccano, sfiorano, palpano, facendoci conoscere la solidità, la fluidità, la levigatezza del reale, la sua profondità, la sua forma. Ci fanno scoprire le sensazioni che passano dalla pelle, fino agli strati più profondi del corpo fino ad incontrarsi con ciò che abbiamo dentro. La pelle è il filtro tra l’accensione del contatto e il suo lungo viaggio dentro di noi. Il bambino si identifica con le esperienze tattili che fa nei primi mesi di vita. Le sue esperienze al contatto con il corpo della madre, poi con il padre, costituiscono il suo primo e fondamentale mezzo di comunicazione, il suo primo modo di dare e ricevere amore. Perché toccare non è altro che far passare l’amore attraverso la pelle. Significa entrare in contatto diretto con la sfera delle cose reali, con la natura e le sue molteplici forme che provocano sensazioni dalle mille sfumature. Toccare un figlio, la persona amata, camminare a piedi nudi sulla terra, toccare l’acqua, immergersi , raccogliere un frutto, sfiorare gli elementi, accarezzare il vento, baciare una guancia, abbracciare un corpo, entrare in esso, toccare un libro, tenere in mano una moneta. Toccare è un po’ come possedere una cosa, una persona, un bene. Entrare in confidenza. In questo mondo così intangibile, il tatto è l’unico senso che ci mette in diretta comunicazione con la vita e tutto ciò che essa contiene. Toccare, per credere.
foto di Gabriele Rigon

mercoledì 7 gennaio 2009

IL POSSESSO VIRTUALE- Come cambia il mondo

Dobbiamo abituarci al fatto che ormai la vita vola a ritmi indiavolati. Navighiamo a vista sui byte dei motori di ricerca rombanti. Abbiamo acquisito il dono dell’ubiquità, dell’ onniscienza, dell’intangibilità, del sesso incorporeo e dei viaggi nel tempo. Schiocchiamo le dita e ci viene dato! Ciò che vale oggi, domani è già obsoleto. Tutto cambia costantemente, vince il movimento, l’ aggiornamento continuo e rapido, il divenire. E ne guadagna e vince chi sa restare al passo. Abbiamo tante opportunità in più in ogni campo grazie ad Internet e a potenti mezzi di comunicazione che ci spostano velocemente da una parte del mondo all’altra, da una dimensione fisica ad una incorporea, dal passato al presente. Non tocchiamo quasi più nulla : i soldi viaggiano nelle banche online, paghiamo con carte di plastica e codici numerici, approfondiamo e studiamo virtualmente su Google e Wikipedia, che hanno letteralmente ucciso le mitiche enciclopedie cartacee e ogni sistema di catalogazione che non si aggiorni automaticamente. Leggiamo le notizie sul web e con esse le opinioni della gente, senza dover andare in edicola e ogni tanto ci facciamo una passeggiata in forum e siti per aprire la nostra finestra sul mondo. Entriamo nelle vite dei nostri amici, degli sconosciuti, di chi ammiriamo. Non ci sono più segreti. Tutto scorre in video intangibili, nell’etere, via satellite, in digitale. Non serve più acquistare e possedere alcune cose. Possiamo prenderle, scaricarle, abbonarci per poco e averle virtualmente per sempre o solo per una notte. Usufruirne senza toccarle. Cerchiamo, troviamo, prendiamo e restituiamo al mittente, o al prossimo fruitore. Tutto è perfezionabile, modificabile e mutabile. Possiamo diventare intangibili anche noi stessi e nascondere la nostra vera identità creando un Avatar che ci sostituisce e fa ogni cosa al nostro posto. E’ tornato di moda scrivere e comunicare, con le mail, Messenger, Skype, Facebook e con gli sms. Ci si bacia mandando una bocca virtuale e si cerca (e si trova) l’anima gemella sui social networks. Sta scomparendo la solitudine, c’è sempre qualcuno più solo disponibile a tenerci compagnia e sappiamo dove trovarlo. Anche il sesso ha assunto “connotati” virtualmente visibili e fruibili: si può fare sesso anche senza scomodarsi da casa. Basta cliccare su una faccia che piace, un nick profumato o una frase che fa la differenza, per eccitarsi e fare l’amore ognuno a casa propria, davanti al pc, con il vecchio metodo del fai da te, condiviso virtualmente. Insomma, viviamo in un mondo pieno di opportunità e questo è positivo. Ma come sempre ci vuole equilibrio e buon senso. E non bisogna farsi prendere dal panico. Dobbiamo riuscire a superare la sensazione di avere virtualmente tutto ma di non possedere nulla. E il coraggio di fermare e trattenere il più possibile dentro di noi. A volte si ha la triste sensazione che tutto scorra troppo in fretta davanti ai nostri occhi, anche solo per sfiorarlo. E non si riesce a scegliere, perché c’è troppa possibilità di scelta. Ma è proprio la nostra capacità di poter scegliere a fare la differenza. Sono ancora il nostro istinto, l’intelligenza, il cuore, l'anima, i sensi, sesto compreso, a guidarci. Sono anch’essi intangibili, ma sono nostri, li possediamo per acquisizione alla nascita e non ce li può togliere nessuno. Non possiamo rinchiuderli in una cartella di file, perché viaggiano su onde diverse, in una dimensione unica e personale, senza tempo né spazio, se non il nostro.

lunedì 22 dicembre 2008

“The best is yet to come” vi augura un Felice Natale!

L’economia è sottosopra. E neanche noi stiamo molto bene, bombardati da numeri incomprensibili e da notizie dal suono minaccioso. E ci sentiamo anche dire che il peggio deve ancora venire!. Ma quello che ci fa sentire più a disagio è questo clima di paura che sentiamo serpeggiare in tutte le dichiarazioni ufficiali, questo legare alla situazione economica la nostra fiducia nella vita. Molti di noi sono in difficoltà e hanno sì perso la fiducia, ma in chi si avvicenda ai governi senza risolvere i veri problemi e soprattutto nel sistema finanziario. Ma la vita è un’altra cosa. E quello che ci dà fiducia è piuttosto il nostro patrimonio di relazioni umane, la nostra famiglia, il credere in noi stessi, nella nostra unicità, i valori saldi ai quali ancoriamo ancora le nostre esistenze. Questo “patrimonio” è esclusivamente nelle nostre mani e non dobbiamo temere che un cattivo gestore possa dissiparlo. Ne siamo Amministratori Unici con pieni poteri: possiamo licenziare chi non porta risultati positivi al nostro conto esistenziale. Possiamo investire di più in coloro che sentiamo fondamentali per il successo del nostro progetto di vita. Possiamo cambiare. Dipendenti, sede, attività, obiettivi, conoscenze. Possiamo introdurre un po’ di attività no profit. E dare una mano a chi ne ha bisogno, anche tra coloro che sono intorno a noi. L’azienda “noi stessi” ci seguirà. Magari possiamo anche decidere che, con l’avvicinarsi delle feste, è giunto il tempo di concedere a tutti i collaboratori della nostra vita una gratifica. Tanto più significativa quanto sono stretti. E incontrarli ad uno ad uno per offrire loro un sorriso in più, un grazie, un momento di attenzione vera, tempo e amore. E’ semplice, perché nell’azienda vita, non c’è motivo di badare a spese…
Da Stefania E Monica un vero Buon Natale di cuore. Con l’augurio che…”il meglio debba ancora venire”. Ma molto, dipenderà da voi!

Graphic Design di Paola Valori - www.paolavalori.it

venerdì 19 dicembre 2008

Quando il nostro fiume scorre

Noi cittadini metropolitani circondati dal cemento, dall’asfalto, dai rumori delle auto e dagli odori dei gas di scarico, siamo abituati a sorvolare la nostra città, senza soffermarci, senza ascoltarne il pulsare di vita, senza vedere gli squarci di natura che tenta di sopravvivere e di fare capolino nel turbinio frenetico del passare dei nostri giorni. Ma a volte accade che la natura si ridesti improvvisamente e ci regali frangenti di vita inaspettata, ricordandoci che lei esiste, è fra noi, è imprevedibile ed è bella da morire. Il Tevere è là da secoli, eppure noi non lo vediamo più. Fa parte del paesaggio come un monumento, come un palazzo, scontato e a volte scomodo. In questi giorni però è accaduto qualcosa di straordinario, una sorta di riconciliazione dell’uomo con la natura. Il fiume che da sempre scorreva lento e svuotato della sua essenza è stato ricolmato da copiose piogge riassumendo la sembianza di un fiume vero, come a Parigi, Londra, Budapest, lui è rinato, pieno, fluente, rapido, grosso, potente come si conviene ad un vero fiume. E ci ha spaventato, ricordandoci che nulla è scontato, che la natura è imprevedibile e bisogna rispettarla. Sono rimasta colpita dal ridestarsi dell’interesse comune per il nostro fiume. Non ho mai visto tanta gente a tutte le ore del giorno affacciarsi per guardarlo, preoccuparsi per la sua sorte, ammirarne la bellezza in tutto il suo splendore, fotografarlo. Sul web scorrevano le sue immagini riprese da ogni angolo della città, mentre l’acqua dispettosa saliva, quasi a chiudere gli archetti sottostanti. Il fiume si è risvegliato, ha ripreso a scorrere vivo, pulsante, fluido e sincero come un innamorato e i suoi sentimenti che scorrono liberi. Seguiamo il suo esempio e riprendiamo a fluire. E quando gli altri si dimenticano di noi, solleviamoci in tutta la nostra potenza, tiriamo fuori la nostra grinta, il nostro amore. Tutti si accorgono quando il nostro fiume scorre.
Foto di Andrea La Padula

martedì 9 dicembre 2008

Vedere

I sensi sono le vie che portano all’anima e la vista è forse la via più diretta, che ci conduce dentro all’essenza delle cose e delle persone. Gli occhi ne sono lo strumento vivo che ci fa guardare tutto…..ma vedere è tutt’altra cosa. Guardare è semplice, istintivo, elementare, non richiede impegno. Vedere è andare oltre, significa anche desiderare, amare, conoscere. Quanto sono belli gli occhi! Quanto è meraviglioso riuscire a vedere con lo sguardo curioso di un bambino. Aprire gli occhi e vedere il primo raggio del mattino, la luce, le ombre, le sfumature. L’aria, il colore, i dettagli del mondo, la bellezza, le infinite varietà di forme e di vita. Vedere e stupirsi! Restare a bocca aperta, immobili, entusiasti, stupiti. Delle cose belle, di quelle strane, anche di quelle brutte. Non occorre andare lontano per stupirsi, l’importanza è nello sguardo, non nella cosa guardata. Il problema del nostro tempo è che si scivola sulle cose, senza avere il desiderio di penetrarle. Noi guardiamo senza vedere, senza mai entrare in un rapporto di reciprocità con le cose viste. Proviamo a coltivare una disponibilità dello sguardo, un’attenzione fluttuante verso tutto ciò che ci circonda, con gli occhi di quando si era bambini, con curiosità inesauribile, senza far interferire il nostro giudizio, i preconcetti, le esperienze, la nostra cultura ed educazione. Solo allora potremo renderci conto che ciò che ci appariva insignificante si rivelerà ricco di significato e ci trasmetterà qualcosa di unico, irripetibile. Allora saper guardare significherà voler vedere in ogni istante tutto quello che esiste intorno a noi e farlo nostro, restando nel flusso dell’esistenza.

martedì 2 dicembre 2008

“The Best is yet to come” è su Facebook

Ebbene sì, ci siamo anche noi. Abbiamo creato un Gruppo sul social network più seguito al momento che si chiama “The best is yet to come – Ricomincia a sognare!”.
Il profilo è invece "Thebest isyettocome".
Chiunque dei nostri fedeli amici lettori fosse iscritto a Facebook ci può trovare lì con il nostro pensiero solidale e positivo e può aderire al Gruppo.Intanto vi anticipiamo che stiamo già pensando ad un nuovo evento per il 2009. Qualche anticipazione? Coniugherà sempre il divertimento alla solidarietà, ma questa volta lo spettacolo sarà completamente diverso. Non vi diciamo di più. Intanto..stiamo cercando il locale adatto e ci serve il vostro aiuto: chiunque avesse conoscenze e contatti con proprietari di locali al chiuso o all’aperto, con una capienza di minimo 500 persone, anche in luoghi “alternativi”, si può mettere in contatto con noi. Ovviamente il locale deve essere a costo zero o molto basso, trattandosi di un evento benefico i cui proventi andranno nuovamente offerti ad una Onlus che si occupa di bambini, tema a noi caro. Stiamo cercando anche questa…e siamo certe la troveremo sul nostro cammino.

martedì 25 novembre 2008

Assenza di giudizio e pensiero laterale

Filosoficamente sono giustissimi questi due atteggiamenti mentali, ma come è possibile l'assenza di giudizio? Come è possibile l'assenza di pregiudizio nei confronti di persone che ti si avvicinano con le stesse modalità di chi ti ha ferito in passato?Cosa vuol dire allora assenza di giudizio? Non avere pregiudizi, lasciare che gli altri sbaglino nei nostri confronti senza alcuna difesa da parte nostra; non imparare nulla dal passato? No!L'assenza di giudizio è non porre limiti, non presupporre, osservare senza esprimersi, senza esprimere giudizi.
Ed è qui che interviene il "pensiero laterale": andare oltre, guardare da più angolature, da diverse prospettive, considerando chi ci sta di fronte come un micromondo con le sue peculiarità, il suo passato, il proprio sistema di valori. Osservare, senza però giudicare!Se ad ogni relazione, problema, riuscissimo ad applicare questo metodo, ci renderemmo conto di come la realtà sia meno spaventosa dei nostri fantasmi mentali. Trattasi di un livello di equilibrio e di ascesa verso una presunta “saggezza” con la quale osservare le persone e il mondo con più distacco emotivo. E per chi è molto sensibile? E’ più difficile, ma non impossibile. Le relazioni sono la parte più difficile della vita privata, sociale e lavorativa. Occorre un grande lavoro su di sé, per migliorarle. E un dialogo continuo e aperto, di certo aiuta. Vogliamo provarci?

lunedì 27 ottobre 2008

Saudade, la nostalgia

Con questa parola, molti intellettuali portoghesi hanno raccontato il destino dei navigatori lusitani e la loro speranza di poter un giorno tornare a casa. Ma in questa dolce parola non è racchiuso solo un sentimento portoghese o brasiliano, ma uno stato d’animo globalizzato che dimora in molti di noi. Significa solitudine. Un sentimento commisto di passato e presente che non evoca solo la nostalgia, ma anche la speranza nel futuro che verrà. In questa parola è racchiuso un lungo viaggio verso le terre sconosciute della vita, il desiderio di raggiungere l’inaccessibile, la rassegnazione al destino che verrà, la nostalgia di ciò che è andato perduto. La saudade è una voce che in un istante raccoglie in sé una moltitudine di sentimenti, l’essenza della vita e delle cose quotidiane, di uno stato amoroso che vive di lontananza e speranza. E’ il ricordo affettivo di un bene speciale che è assente. La saudade è un modo di vivere e di sentire le cose con amore, come un canto melanconico e appassionato in riva all’oceano delle nostre emozioni. E’ un vago sentimento di perdita e di tristezza che può anche diventare creatività, fonte di vita e di piacere. Ispirazione.
Saudade, come canta Gilberto Gil, è la presenza dell’assenza, di qualcuno, qualcosa, un luogo. Come una capsula che sigilla e nel contempo porta la visione di ciò che non si può vedere, o si è lasciato dietro di sé, ma che si conserva nel proprio cuore.
Il fado di Valentina Comanda ieri ha risvegliato la mia, di saudade. Una nostalgia liquida che da sempre mi scorre nelle vene come linfa vitale. Ma non è assassina. E’ carica di amore. E l’amore è anche sofferenza. E’ carica di felicità. Perché ogni felicità è anche un pò triste.

Stefania
foto di Gabriele Rigon

lunedì 20 ottobre 2008

E’ tempo di voltare pagina e sognare

Era dagli anni ’30 che non si assisteva ad un simile tracollo finanziario. Ma questa volta, le dimensioni e gli effetti sono ancora più incontenibili. Si tratta di una caduta senza confini che supera le divergenze politiche e unisce i capi di governo sotto lo stesso denominatore comune: La Grande Crisi. Anche se nessuno se l’ aspettava, il ciclone si è abbattuto su tutto il sistema bancario che a catena sta crollando come i birilli di un gioco in cui le regole denotano una scarsa etica e una cultura del breve termine, unita alla generale sottovalutazione dei possibili effetti sistemici delle speculazioni effettuate. Questo sistema ha generato ricchezze volatili e facile accesso al credito da parte di aziende e di privati, spingendo anche ad un consumismo sfrenato attraverso l’indebitamento, portando molti a vivere oltre le proprie possibilità. Forse la società ha bisogno a volte di uno scossone per ristabilire gli equilibri. Per ridimensionarsi. La maggior parte degli italiani non riesce più a “sopravvivere”. Il denaro non basta e ha scarso potere d’acquisto. I prezzi oscillano in balia degli interessi delle categorie e dei costi di produzione, ma sta succedendo una cosa molto importante: il cittadino sta imparando a valutare e a scegliere. E sceglie in base al giusto rapporto qualità/prezzo, sceglie di rinunciare per necessità. Non viene più tanto sedotto dal frenetico consumismo. Questo fenomeno di riduzione drastica dei consumi produce un ritorno a valori ancestrali che non costano nulla: la solidarietà, la condivisione, i piccoli diversivi, la distrazione e un ritorno ad un sistema di vita più semplice e più in armonia con il prossimo. Sia mai che si facciano anche più figli… Ci si rende conto in questi momenti, di quante futilità sembravano “indispensabili” e di come invece ci si possa divertire ed essere felici anche con le piccole cose e di condividerle con gli altri. D’altronde non resta altro da fare. In tanto disorientamento e precarietà ci sarà un ritorno alla Bellezza, all’Arte, alla Cultura, al Gioco, alla Leggerezza, all’Amore e i suoi derivati e perché no, ai Sogni. Perché questi…non costano niente.

venerdì 1 agosto 2008

Buon Viaggio!

Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita senza mai scalfire la superficie dei luoghi, né imparare nulla dalle genti appena sfiorate.
Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare, chiunque abbia una storia da raccontare. Camminando si apprende la vita. Camminando si conoscono le cose. Camminando si incontrano ostacoli e si impara a superarli. Camminando si apre la mente a nuovi orizzonti. Camminando si ridimensionano i problemi. Camminando si impara a guardare i dettagli e allo stesso tempo a sentirsi parte dell’universo. Camminando si apre il cuore.

Cammina guardando una stella
ascoltando una voce
seguendo le orme di altri passi.
Cammina cercando la vita,
curando le ferite lasciate dai dolori.
Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso.

martedì 15 luglio 2008

In principio è il crepitio (PiccolaLuce)

Riporto commossa l’emozione vibrante di una cara, giovane amica che così meravigliosamente ha saputo descrivere la sensazione unica di sentirsi Madre. Un invito alla creazione, un inno alla Vita e alla Gioia:

"In principio è il crepitio. Nel buio quieto, silenzioso e blu freddo, irrompe l'attorcigliarsi di un suono sottile, fragile, eppure dilagante. Riverberando si propaga nella notte umida asciugandone le giovani ossa. E' un rumore caldo, volatile, un solletico all'udito dormiente. E' la voce della Luce.
Il suono muto dell'attesa (dolce). La fiamma s'incendia ambrando l'ombra, svelando per un effimero istante prospettive inesplorate, poi s'acquieta e rabbrividisce appena nell'oscurità di rugiada. Una lingua di luce, sottile ma insistente, rischiara l'atavica notte; per la prima volta nel buio fresco si irradia un miele nuovo, tiepido, dal sapore sconosciuto.Ma è zuccherino. Questo ve lo posso dire. Non stucchevole, anzi, direi invece venato di spezie pungenti, ingovernabili. Fluttua un poco, mutando colore attraversando l'ocra, risvegliandosi in arancio, aprendosi in rosso e poi giù nel porpora caliginoso finché lingue di sole ne rischiarano la tinta cupa restituendo l'allegra movenza. Vira, ma torna. Si muove, ma non si spegne. E' la Luce più vera e forte che esista. Sebbene eterna, non tutti hanno la fortuna di sentirla. Già, perché non si vede: è la proiezione visionaria di un amore fulminante. Il mio. Per quell'incanto inspiegabile che ora porto in grembo."
Mary e PiccolaLuce

venerdì 20 giugno 2008

Tirare in porta (nel calcio come nella vita)

Ispirata dal recente confronto Italia-Francia degli Europei, che credo un po’ a tutti abbia ricordato quel fatidico luglio del 2006, mi sovviene un confronto metaforico di questo gioco con le azioni della vita.
A parte la “sfortuna” e la “fortuna”, variabili che prescindono dalle azioni umane, in un gioco sportivo prevalgono moltissimi fattori tra i quali la preparazione, l’allenamento, lo stato fisico e la lucidità mentale, l’equilibrio emotivo del giorno e la motivazione. Per vincere, nel gioco come nella vita, occorre essere preparati e lucidi. E anche un po’ fortunati. Ma per segnare un goal ci vuole coraggio, con l'emozione che sottende l'azione e la lucidità che deve presiedere alla sua realizzazione. E la volontà e la determinazione di vincere.Ma chi di voi, senza deconcentrarsi, senza voler dimostrare di essere idonei, senza farsi distrarre da chi intorno sa sempre quello che andrebbe fatto, è capace di individuare lucidamente l'obiettivo e lucidamente perseguirlo, momento per momento, scegliendo i passaggi giusti, senza panico, per raggiungere la meta, massimizzando il risultato con il giusto dispendio di energia, realizzando la propria "rete"?
La maggior parte corre sfiancandosi sul pratone della vita senza strategie chiare, senza energia e senza spirito di gruppo, su un territorio di individualismo egocentrico che esclude le capacità altrui per il raggiungimento di obiettivi individuali e comuni.
Ma come si suol dire sono sempre i risultati che contano. E chi fa rete e si sa difendere meglio, vince.

martedì 17 giugno 2008

Il tramonto

Non sono solo i vagiti di vita ad intenerirmi, gli sguardi curiosi e puri dei bambini che vivono l’alba della loro esistenza. Mi toccano anche molto i tramonti, il lento procedere all’inesorabile fine della vita. Un uomo speciale al quale voglio molto bene, spesso mi ricorda che il suo orizzonte è ormai molto vicino e che la sua strada non è più infinita e soprattutto, lui sa ormai bene dove essa conduce, quasi ad escludere che la vita possa ancora riservargli sorprese, obiettivi, picchi, emozioni forti. L’unica certezza, che è quasi una paura, è che potrebbe andare peggio. Qualche male esterno o interno potrebbe scalfire quel meraviglioso equilibrio che ormai si è annidato nel suo quotidiano.
La chiamano “maturità” che sopraggiunge in età senile e porta serenità interiore, abbandono delle armi, cheta soddisfazione, sentimenti che non anelano più a null’altro che al mantenimento di un equilibrio che non richiede sforzi e mete da raggiungere, solo lucidità e salute per potersi godere lo status quo e il quotidiano con tutte le sue sfumature. I dettagli di un mondo che prima non si riusciva neanche a vedere per quanto si correva, si cercava, si lavorava, si andava freneticamente avanti in meccanismi infernali che uccidono i sensi dell’anima.
E molte persone corrono fino alla fine della vita rimandando i piaceri a dopo. A quel “più in là”, “dopo la pensione”, che per alcuni non arriverà mai, perché non sopravvivono a se stessi e al proprio destino. Non sempre è una questione di denaro, molto spesso è una questione di testa questo eterno rimandare. Da giovani non ci si rende conto che ogni cosa lasciata è persa e che non solo la bellezza, ma anche la forza e l’energia tramontano, come gli anni.
Ricordiamoci che potremmo avere tempo per scrivere le nostre “memorie”, dare amore, correre in bicicletta lungo il mare, leggere libri e ordinare ricordi e fotografie. Ma non è detto, poiché “del diman non v’è certezza”.

martedì 20 maggio 2008

Continuiamo a sostenere L'Albero della Vita

La nostra festa è stata l’occasione per farvi incontrare la Fondazione L’Albero della Vita e conoscere la realtà di molti bambini bisognosi d’amore. Sappiamo di molti amici che hanno voluto dare sostegno economico alla Onlus, anche dopo l’occasione della festa e noi li ringraziamo con tutto il cuore. Quando si parla di bambini è sempre una causa giusta, perché sono loro il nostro futuro ed è in loro che dobbiamo investire, anche e soprattutto nei più indifesi e deboli, affinché anche loro possano essere parte integrante e propulsiva di una società sempre più bisognosa di rinnovamento, nuove forze, idee, equilibri, energia, volontà e cultura, che i giovani di domani saranno chiamati a mettere a disposizione dei nuclei familiari che andranno a creare e della società intera.
Desideriamo segnalare a coloro che fossero interessati le coordinate per poter effettuare delle donazioni e la destinazione del 5 per mille, visto che siamo in periodo di dichiarazione dei redditi:

C/C BANCARIO: n.2566 BPM Ag.362 Basiglio ABI: 05584 – CAB 34210 – CIN H intestato a: Fondazione L’Albero della Vita – onlus
Se desiderate identificarvi in noi portavoci romane, allora potete segnalare nella causale la dicitura “The best is yet to come”

BOLLETTINO C/C POSTALE: N.32474264 intestato a Fondazione L’Albero della Vita – onlus. Causale, come sopra.

DONAZIONI ON LINE: www.alberodellavita.org

5 PER MILLE: FONDAZIONE L'ALBERO DELLA VITA CODICE FISCALE: 04504550965


Il vostro contributo, aiuterà molti bambini a crescere sani, sereni e amati. E questo benessere acquisito, costituirà le fondamenta su cui costruire le mura della loro vita.

Monica e Stefania

mercoledì 14 maggio 2008

La vita oltre di noi

Spalanco gli occhi davanti ai loro sorrisi freschi e divertiti, puri e incantati. Mi inebrio della loro risata argentina traboccante di vita, guardo quegli occhi da cerbiatte indifese, i lineamenti delicati, la pelle chiara e pulita e non posso fare a meno di pensare che sono loro, le mie figlie, il vero senso della mia esistenza, del mio correre e costruire. Generarle, portarle in grembo e accompagnarle per mano nel mondo è il dono più bello che la vita potesse regalarmi. Studiamo per anni, lavoriamo, viviamo, ci divertiamo, amiamo, cerchiamo di crescere, maturare, cambiare, migliorare. Eppure è solo quando abbiamo dei figli che ci rendiamo conto di cosa significhi l’amore puro, di come ritrovarlo in noi e comunicarlo. E chi riesce in questo, perché il suo mondo interiore è predisposto, vive una delle esperienze più gratificanti della vita. Perché, nonostante gli sforzi e le difficoltà, le preoccupazioni e la fatica, essere genitori ci rende più belli dentro. Più generosi, comprensivi, tolleranti, semplici. Più vivi. I nostri figli ci infondono l’energia e l’amore necessari per affrontare il corso del tempo che sfugge e danno un senso a tutto ciò che facciamo in questa vita. Perché non è solo per noi che lo facciamo, ma è anche per loro. E sapere che abbiamo speso tempo ed energia a creare qualcosa che rimanga oltre di noi, che porti in sé i germogli del nostro dna, pronti a produrre nuovi frutti, è tempo che rubiamo al lento declino del nostro corpo. Perché i figli hanno anche il dono di ringiovanirci dentro l’anima. Ma essi sono un atto di amore tra un uomo e una donna e troppo spesso nascono in famiglie sbagliate, prive di gioia e di amore, di intelligenza costruttiva, cultura e mezzi. La loro purezza e il talento innato non sempre vengono valorizzati, estrinsecati e sviluppati come si deve e molto spesso essi crescono soli e disadattati, persi e infelici. Eppure basterebbe poco per farne dei bambini felici. Basterebbe tanto amore. I bambini di oggi sono gli uomini e le donne di domani. Ricordiamocene quando non troviamo il tempo per ascoltarli, quando dobbiamo scegliere come trascorrere il nostro tempo libero, quando ci sentiamo stanchi e nervosi, immotivati e svuotati. Investire in loro significa investire nel futuro del mondo.

mercoledì 7 maggio 2008

Slideshow della Festa II

 

mercoledì 23 aprile 2008

Slideshow della Festa I

 


The best is yet to come. Quando l’intrattenimento diventa solidarietà

Serata di beneficenza contro il disagio minorile, per l'integrazione di bimbi disagiati nelle scuole e per la promozione dei diritti dell’infanzia
di Emiliana Costa - 11/04/2008


Disagio minorile, integrazione di bimbi nelle scuole e promozione dei diritti dell’infanzia. Questi i temi della serata di beneficenza “The best is yet to come”, che si è svolta giovedì 10 aprile, presso il Ristotheatre Centrale di Roma, in via Celsa, alle spalle di piazza Venezia.

Ideatrici del progetto, Monica Rossi Seelye e Stefania Taruffi, che quest’anno hanno deciso di festeggiare il loro compleanno con una festa dedicata all’ “Albero della vita”. Si tratta di un’organizzazione che da oltre 10 anni si occupa dei problemi dei più piccoli - dal sostegno alla maternità, a progetti per la prevenzione dell’emarginazione sociale - e che opera su tutto il territorio nazionale, ma con nuove prospettive su Roma. Il format “Compleanni e Solidarietà” inaugurato il 10 aprile sarà ripetuto negli anni, dedicando l’evento ogni volta ad una Onlus diversa.

I responsabili dell’ “Albero” hanno aperto la serata consegnando materiale informativo sui progetti dell’organizzazione ai 500 invitati che hanno aderito all’iniziativa. Gli ospiti hanno devoluto un compenso di 25 euro a persona alla Onlus, richiesto dalle organizzatrici al posto dei classici regali di compleanno. In una sala del prestigioso Ristotheatre è stata allestita una proiezione sulle storie dei bambini aiutati dall’ “Albero della vita”.

Le pareti del locale sono state occupate dai quadri del famoso illustratore Lorenzo Terranera, un affermato artista che, in maniera insolita ma molto incisiva, rappresenta spesso nelle sue opere il disagio infantile.

Il progetto “The best is yet to come” sintetizza, in un perfetto connubio, beneficenza e intrattenimento. Arriva quindi il momento dello spettacolo, che è stato offerto gratuitamente da numerosi artisti. Tema delle performance, i sette elementi.

Il sipario si è alzato con le danze afro-contemporanee del gruppo Exprim di Simona Montanari, che al suono di tamburi e bonghi hanno rappresentato la forza intrinseca della Terra. A riscaldare l’atmosfera, il Fuoco dei danzatori di flamenco di Caterina Lucia Costa, che hanno messo in scena suggestive coreografie dal sapore latino. Le artiste più giovani della serata sono state le bambine dell’associazione dilettantistica Vico Quarta di Roma. Le piccole atlete hanno rappresentato la forza naturale dell’Acqua, con i passi eleganti della ginnastica ritmica. La voce cristallina di Valentina Comanda (Aria) e le note di Tommaso Sansonetti con la voce di Giada Olivetti (Etere), hanno ceduto poi il passo alla magia del celebre illusionista Remo Pannain, ideatore del Festival della Magia Supermagic, che ha intrattenuto il pubblico con sorprendenti giochi di prestigio (Superetere). E per finire il Cosmo. Per il gran finale la cupola del Ristotheatre si è aperta. Il gospel di Charlie Cannon e Cristiana Irali, voci che incantano sotto il cielo stellato, creando un’atmosfera magica e irreale, rotta solo dallo scroscio di applausi degli spettatori.Tutti gli artisti hanno "regalato" la propria professionalità alle festeggiate aggiungendo prestigio ed emozione allo spettacolo. La serata si è conclusa con il brindisi di rito con lo spumante offerto dall'Azienda Vini dei Principi di Porcia. I buffet sono stati offerti dagli sponsor Divin Peccato e Riccomi di Roma che hanno contribuito all’organizzazione dell’evento.

La prima edizione del progetto “Compleanni e Solidarietà” è stata un successo e ha permesso la raccolta di diverse migliaia di euro in favore della Onlus “L’Albero della vita”. Aspettiamo il 2009 per la prossima iniziativa. Perché “The best is yet to come”: il meglio deve ancora venire.

lunedì 21 aprile 2008

Guarda il video dell'esibizione di Tommaso e Giada

venerdì 18 aprile 2008

Guarda il video dell'esibizione di Charlie e Cristiana

giovedì 17 aprile 2008

Auguri Stefania!

Bella Stefi, ricordo i granelli di sabbia, quei noiosi lettini sotto il sole, l’infrangersi delle onde sul bagnasciuga, le parole nelle pagine dei nostri libri…conoscerti. Sono passati due anni….sono volati! Quante cose sono accadute. Quante cose abbiamo condiviso.
Ora, siamo rimaste noi due. La nostra festa è finita ma la tua comincia. Oggi spegni le tue candeline. Oggi nell’amore della tua famiglia, con le tue bambine, Giovanni, Daniela, i tuoi genitori, riceverai l’abbraccio più dolce e amorevole del mondo. Io sarò accanto a te. La fiducia e l’affetto cresciuto in questi mesi potrà soltanto rafforzare ciò che sapientemente abbiamo condiviso e protetto. La nostra bella Amicizia.
Alza il tuo calice con me e brindiamo insieme…CIN CIN!!!

TVB

mercoledì 16 aprile 2008

THE BEST IS YET TO COME 2008- GRAZIE!

Cari Amici e Amiche “the party is over”. C’è voluto qualche giorno per riprenderci ma siamo felici e vi ringraziamo di essere venuti alla nostra festa “The best is yet to come” 2008 e di aver contribuito alla donazione di migliaia di euro all’Albero della Vita e ai bambini bisognosi d’amore.
Il Centrale Ristotheatre il 10 sera era sfavillante, pieno di candele e all’ingresso svettava il meraviglioso Albero della Vita ideato, costruito e poi donato al teatro da Saverio Sciaudone di Fiorire. In sottofondo all’ingresso suonavano le note di “The best is yet to come” in tante versioni diverse che Robi, il nostro poeta dell’informatica, ci ha trovato su internet e registrato. Amici e parenti si sono dedicati alla raccolta dei fondi all’ingresso, rinunciando anche a vedere lo spettacolo, mentre il nostro angelo in divisa, Sergio, vegliava sulla loro sicurezza. Il grande illustratore Lorenzo Terranera era accanto ai bambini maltrattati delle sue tele esposte nei corridoi, donando il suo ultimo libro, TU6 da lui illustrato e scritto da Giovanni Floris. Noi festeggiate, dopo aver abbracciato i tanti amici e le amiche che eleganti, sorridenti e bellissime facevano il loro ingresso nel locale, abbiamo introdotto lo spettacolo che abbiamo ideato e progettato da sole. E’ riuscito benissimo (avevamo una paura!) e questo grazie alla gentile collaborazione del tecnico fonico Rossano, che il Centrale ci ha messo a disposizione a sue spese; a Fabio dj che introduceva la musica; a Tommy che ha suonato l’etere e ci ha fatto anche da microfonista; a Marco, collega di Stefania che dietro le quinte organizzava il back stage e agli splendidi artisti che hanno donato il loro talento per allietare la serata. Lo spettacolo si basava sui 7 elementi e la voce del grande doppiatore Roberto Pedicini introduceva ogni elemento con una frase fuori campo. Nel prossimo articolo racconteremo lo spettacolo per chi non l’ha visto o per chi non c’era. Dopo i ringraziamenti gli ospiti hanno assaggiato le delizie alla frutta offerte dalla Pasticceria Riccomi, i tortini del Ristorante Divin Peccato e le mousse di Capitan Cono. Il tutto innaffiato dallo spumante donato dai Principi di Porcìa. Intanto i dj Bob e Fabio hanno fatto ballare in pista gli irriducibili della serata.
Abbiamo avuto apprezzamenti molto positivi da tutti e questo ci ha rese felici. Perché in questa serata abbiamo messo tanta energia, tempo, lavoro, passione e amore. E vedervi arrivare numerosi ed essere riuscite a fare del bene ai bambini, facendovi anche divertire, è stato per noi un successo.
Ma nonostante tutto, ancora crediamo si possa fare meglio e di più. Perché? Perchè: “The best is yet to come!”. E questo vale per ogni cosa della vita.

SPETTACOLO – I 7 ELEMENTI

TERRA: “Le radici della nostra esistenza, il grande albero che con i suoi rami ci avvolge nel nostro piccolo angolo di universo” La danza Afro contemporanea di Simona Montanari con il suo gruppo Exprim, in “Tribe”

FUOCO: “La bruciante forza della passione e della carnalità, attraverso cui si rinnova eternamente il magico mistero della vita”
Balletto di Flamenco con la grande Caterina Lucia Costa del gruppo Duende e i suoi ballerini.

ACQUA: “Il trasparente impeto di purezza che con la sua energia lava le ceneri di ogni male terreno”
Ginnaste di ritmica dell’Associazione sportiva Vico IV di Roma in “Water girl”.

ARIA: “Il respiro della nostalgia e della lontananza da tutto l’amore che avremmo voluto dare”
Cantante di Fado Portoghese Valentina Comanda in “ Cancao do mar”.

ETERE: “L’intangibile vibrazione dell’universo persa nell’oceano della sua inesplicabilità”
Tommaso Sansonetti alle percussioni e voce Giada Olivetti.

SUPERETERE: “L’illusione, di esserci, di comprendere, di circoscrivere il mistero. dell’esistenza”
L’ illusionista Remo Pannain, ideatore del festival della magia e il suo gioco della corda.

COSMO: “La speranza, il desiderio, il sogno, il ricovero delle nostre fragili anime in cerca dell’eternità”
Gospel con Cristiana Irali e Charlie Cannon in “His eye is on the sparrow” e si è aperta la cupola del teatro, anche se in pochi se ne sono accorti nonostante Monica si sbracciasse.

Bravi! Bravissimi tutti gli artisti e i tecnici.

giovedì 10 aprile 2008

10 APRILE 2008: “THE BEST IS YET TO COME!”

Siamo arrivati al giorno della festa. Avete ricevuto, letto e stampato gli inviti? Ci avete confermato la vostra presenza? Vi siete allenati per riuscire ad uscire in una serata infrasettimanale dopo una dura giornata di lavoro, per ballare e restare in forma almeno fino all’una di notte? Avete tirato fuori un bel vestito dall’armadio? Avete predisposto il vostro animo alla condivisione del progetto dell’Albero della Vita e desiderate aiutare la Onlus? Volete venire a baciarci e abbracciarci per festeggiare il nostro compleanno? Il blog, lo avete letto almeno una volta? Desiderate trascorrere una bella serata? Speriamo di riuscirci. Noi ci abbiamo provato. Abbiamo semplicemente chiesto aiuto e convogliato le energie positive. E abbiamo scoperto che esistono persone meravigliose e generose che credono nella fattiva necessità di sostenere le cause dei bambini bisognosi d’amore. Molti professionisti, commercianti e artisti generosi ed altruisti hanno messo a disposizione gratuitamente il loro talento, i beni o i servizi per rendere piacevole e sicura la serata. Abbiamo quindi già ricevuto molti doni che ci hanno gratificato enormemente: gli artisti con il loro talento professionale, lo spumante, tutti i dolci, gli addobbi floreali e un bellissimo Albero della Vita che sarà all’ingresso. Un illustratore ci presterà le sue tele sui bambini maltrattati e un orafa ci abbellirà con i suoi gioielli. C’è chi vigilerà sulla nostra sicurezza e chi ci è venuto incontro con forti sconti. Ora tocca voi! Vi aspettiamo! E siamo certe che siete tutti motivati a venire perché sì, tantissimi di voi hanno aderito al nostro invito. Saremo in tanti! Tantissimi! E di questo siamo felicissime!
Perciò ora inizia il conto alla rovescia: e che la buona stella della solidarietà ci sostenga. Siamo stanche, abbiamo profuso molto tempo e molta energia in questo progetto, nel tentativo di rendere allettante questa serata e al contempo raccogliere fondi per la Onlus. Ora confidiamo in voi e non vediamo l’ora di abbracciarvi ad uno ad uno. Perché quella di questa sera non sarà solo la nostra festa di compleanno. Ma la festa di tutti! Perché è grazie a tutti coloro che metteranno piede dentro il locale, che è stato possibile realizzarla.
A presto!

lunedì 7 aprile 2008

BUON COMPLEANNO MONICA!

Buon Compleanno Monica! Il mio pensiero corre ad un anno fa. O erano due? Ti regalai una piccola lanterna bianca e sulla carta da pacchi grezza ti ho scritto: “Non smettere mai di sognare”. Ora ti rinnovo l’invito: “Ricomincia a sognare!”. The best is yet to come! Noi due amiamo le lanterne perché esse racchiudono la luce calda di una candela. E anche tu, come me, ami le candele e il loro calore, la luce, l’essenza primordiale e selvaggia, il dolce pericolo e il coraggio di mantenerle sempre accese. La lanterna ti assomiglia piccola. Racchiudi il fuoco della vita in una sembianza semplice ed elegante, protettiva e originale. Passionale e viva.
Sei speciale! E ringrazio il giorno che la vita mi ha fatto incrociare la tua strada e conoscere il tuo sguardo che è andato oltre. E’ arrivato alla mia anima, così affine alla tua. In questo giorno speciale che abbiamo voluto condividere insieme, io ti rinnovo la mia profonda stima e amicizia e ti ringrazio della tua: è stata un bellissimo dono della vita. Come è un dono l’amicizia di TUTTE le mie amiche che verranno il 10 sera. Ne verranno tante. E così sarà per te. Donne deliziose, sincere e vere. Desidero ringraziarle tutte qui in questo blog. Donne meravigliose, ognuna con la propria personalità, ognuna diversa. La bellezza dell’amicizia è proprio in questo: la diversità che diventa un punto di forza per raggiungere un personale punto d’equilibrio, per imparare e crescere. La lode e la critica costruttivi, il sostegno nel dolore, i successi condivisi, le debolezze superate insieme. Il dialogo continuo e sincero che forgia un legame. La condivisione di problemi e di esperienze come fonte di arricchimento. Il sostegno nella melanconia e nei giorni bui. Il dono della gioia e dell’allegria nei momenti spensierati.
Lasciamo che la vita e le negatività non sfiorino mai le nostre amicizie. Impegniamoci a non distruggerle, perché qualcuno ha scritto su internet: ”L’amicizia è come un castello di sabbia. Si fatica a costruirlo e lo si distrugge in un attimo”. E i castelli dell’amicizia sono come i sogni. Non bisogna mai distruggerli.
A la santè Monique!.
E impariamo ancora una cosa dalla vita: a non prendere più…lucciole, per lanterne!

lunedì 31 marzo 2008

Il nostro incontro con L’Albero della Vita

Il nostro desiderio principale era quello di contribuire ad un progetto concreto legato ai bambini sani fisicamente, ma malati nell’anima, lasciati a se stessi, costretti dai genitori e dalle circostanze della vita ad una crescita disturbata ed infelice. Cercavamo una Onlus che aiutasse con azioni specifiche e altamente qualificate questi bambini, una struttura operante nel nostro territorio nazionale e soprattutto con progetti nella nostra città: Roma. Perché crediamo che prima di guardare lontano dobbiamo comunque guardarci intorno, al “disagio della porta accanto” che spesso ignoriamo.
Un giorno nella nostra casa è arrivata la lettera inviata dal Direttore Generale dell’Albero della Vita, il Dr. Maurizio Montesano che ci raccontava di Sara*.
Questa piccina ci ha talmente commosse, che l’abbiamo subito accolta nel nostro cuore. E con lei, la struttura che la stava aiutando. Desideriamo condividere con voi questa lettera:
“Oggi mi sono fermato a guardare una delle nostre bambine, Sara*, di cinque anni. Davanti a lei aveva messo una bambola, un orsacchiotto e in mezzo un bambolotto più piccolo, poi aveva steso un fazzoletto con sopra tazzine e piattini, come su una piccola tavola.
“A cosa giochi?”, le ho chiesto. “Gioco alla famiglia”, mi ha risposto. “Oggi è il compleanno del loro bambino e la mamma e il papà gli hanno comprato una torta e tanti regali”.
“Gioco alla famiglia!” Sono parole che fanno male quando a dirle è una bambina che una famiglia vera non l’ha mai conosciuta, che fin dalla primissima infanzia è sempre stata trascurata, a volte anche picchiata.
Eppure il desiderio di tutti i nostri bambini è proprio questo: avere una casa e una famiglia che li ami. Purtroppo non è possibile che questi poveri bimbi vivano con i loro genitori, che sono assolutamente incapaci o impossibilitati di allevarli per i troppi problemi che devono affrontare: droga, alcol, disoccupazione. Nelle strutture realizzate grazie a “Fondazione L’Albero della Vita” i bambini trovano protezione, attenzioni, e soprattutto quell affetto che non hanno mai ricevuto..
Sara*, ad esempio, prima di arrivare da noi aveva già sopportato cose tremende. Era denutrita, con un visino magro e due occhi pieni di terrore. Non aveva nemmeno il coraggio di muoversi, di parlare.
La madre, una ragazza di poco di più di vent’anni, a cui i parenti avevano voltato le spalle quando era rimasta incinta, si prostituiva. Il suo nuovo compagno non sopportava la bambina, la sgridava e spesso alzava le mani su di lei e sulla mamma. Le loro grida hanno allarmato i vicini, che si sono decisi a far intervenire la polizia. Così Sara* ha trovato grazie a noi un rifugio sicuro, dove sta cercando di dimenticare.”

Quanti bambini come Sara* ci sono in Italia? Centinaia…migliaia….
E il 10 aprile, grazie ai vostri contributi, altri bambini potranno essere aiutati.

venerdì 28 marzo 2008

La fine del viaggio terrestre



“La vetta di quella scoscesa serpentina
ecco si approssimava, ormai era vicina,
ne davano un chiaro avvertimento i magri rimasugli
della tappa pellegrina su alla celestiale cima
poco sopra, alla vista, che spazio si sarebbe aperto
dal culmine raggiunto, immaginarlo già era beatitudine
concessa più che al suo desiderio, al suo tormento,
sì l’immensità, la luce, ma quiete vera ci sarebbe stata,
lì avrebbe la sua impresa avuto il luminoso assolvimento
da se stessa nella trasparente spera
o nasceva una nuova impossibile scalata
questo temeva, questo desiderava.”


Amo molto questi ultimi versi del grande scrittore e poeta Mario Luzi. La metafora della montagna che ci conduce al senso della vita la trovo affascinante. Il nostro desiderio di andare sempre verso nuove mete, nuovi orizzonti. Lo sforzo e la ricompensa. Ed ecco che la mia immaginazione va oltre la sua poesia e si ritrova nei sentieri difficili che a fatica percorriamo in salita sulla montagna della nostra esistenza. Ecco il sudore della nostra fronte, la tenacia e l’allenamento che sviluppiamo per raggiungere la cima di ogni nostro giorno, le ferite degli sterpi, l’ululato delle bestie selvatiche che ci circondano, il passaggio di piccoli torrenti che come anni scorrono selvaggi, il raggiungimento di piccole foci inaspettate e fresche, di pantani melmosi che ci imprigionano i piedi. In salita, sempre in salita. Tra boschi oscuri e muschi scivolosi, pietre secolari e solitudine immensa. Camminiamo inesorabili verso l’alto, verso la luce agognata della vetta, in attesa di vastità che si perdano a vista d’occhio, di orizzonti infiniti quali ricompensa di tanto sforzo, di tante pene.
C’è chi nella vita scala una vetta sola, chi spinto dalla curiosità e dall’energia vitale della conoscenza scala più vette. Fino all’ultimo respiro. Fino all’ultima montagna.
L’importante è non perdersi nel cammino. Non dimenticare mai di assaporare la vita e le cose che si incontrano, quasi fossero l’ultimo dono della vita: una fragolina di bosco, il rumore di un ruscello, il profumo delle erbe selvatiche, il canto di un uccello. Non camminare mai soli, ma mano nella mano per condividere destini, salvare ed essere salvati da scivoloni incombenti.
L’importante è il cammino, ascoltando il forte battito del proprio cuore, alla ricerca del segreto della vita e della sua luce.

martedì 25 marzo 2008

FESTA, ANTICIPAZIONI E GOSSIP

Cari amici, vi abbiamo mandato gli inviti via mail. Su questa festa c’è in atto una specie di congiura informatica, alcune mail con gli inviti allegati non arrivano. Ad alcuni sono sfuggite, altri se le sono ritrovate nello spam. Ma noi non disperiamo. Siamo riuscite a ritrovare amici che non vedevamo da più di 20 anni! A costo di inviare ottocento piccioni viaggiatori, vi raggiungeremo! E siamo felici e in attesa per questa magica serata!
Cosa succederà la sera del 10 aprile? Non aspettatevi discorsi noiosi, aste, abbuffate, noia. Innanzitutto incontrerete amici. Quelli che non vedevate da anni. E quelli attuali che non riuscite ad incontrare mai per mancanza di tempo. Poi abbiamo messo su uno spettacolo di quasi un’ora. Sì. Proprio uno spettacolo. “E di chi? Cosa?” Beh, visto che il numero 7 è ricorrente in questa festa, lo abbiamo preso come tema della serata: il 7 aprile è nata Monica, il 17 Stefania, 7 sono i puntini della nostra (e vostra) coccinella portafortuna e 7 saranno gli Elementi dello spettacolo. Sì: Il tema sarà: “I SETTE ELEMENTI”. La TERRA, il FUOCO, l’ACQUA, l’ARIA, l’ETERE, il SUPERETERE, il COSMO. Una musica ancestrale e tribale ci trasporterà nelle viscere della terra, dove sentiremo il ritmo pulsante del suo cuore. Lentamente la passione ci travolgerà nel fuoco delle emozioni, come un amore portato quasi all’esasperazione dei sensi. Fluttueremo nelle onde della vita come in un fiume vorticoso, in preda delle nostre emozioni così umane mentre l’aria si riempirà di sentimento e il canto si farà destino. Ma poi ci eleveremo dalle cose terrene, dai dolori, dalle sofferenze, dalla natura, dall’amore carnale e andremo oltre, all’essenza della vita, al suo cuore, ascoltando le vibrazioni sottili dell’anima e innalzandoci verso gli strati più elevati del cielo. La magia della vita si manifesterà attraverso l’illusione di un sogno per condurci poi laddove vive l’Amore cosmico e divino, racchiuso in una preghiera.
E tutto questo sarà possibile grazie all’amore e alla generosità di artisti splendidi, umani, dolci, che doneranno a voi, a noi, ai bambini sofferenti di Roma, un attimo di eternità e di gioia.

domenica 23 marzo 2008

I soldi fanno la felicità?

Prendo spunto dalla lettura del saggio di Alfio Bardolla per riflettere sul denaro. E’ luogo comune affermare che “no, i soldi non fanno la felicità!”. E in parte è vero. Prima vengono le persone, poi il denaro e infine le cose. Chi antepone il denaro alle persone in realtà non diventa più ricco: è un povero che possiede denaro. Gli esseri umani vengono prima di qualunque cifra e le loro emozioni non hanno prezzo, come ci conferma il noto spot della Mastercard. E’ l’avere buone relazioni con noi stessi e con gli altri che ci rende veramente ricchi. Tuttavia il denaro è al secondo posto e nelle società avanzate gioca un ruolo determinante. Qualunque cosa facciamo richiede denaro: studiare, andare in vacanza, nutrirsi, curarsi, crescere i figli, aiutare il prossimo, creare qualcosa per se stessi e per gli altri. Per fare tutto ciò ci vuole molto denaro. Il bombardamento mediatico ci propone continuamente nuove esigenze e i conti non tornano mai. Si dà colpa all’euro, al raddoppio dei prezzi e dei costi. Ma la verità è che la maggioranza delle persone non sa maneggiare il proprio denaro, non dispone di una cultura finanziaria e spende quanto guadagna. Ed ecco che molti cercano nuove possibilità di ampliare le proprie risorse economiche. Alcuni tentano la fortuna all’Enalotto, altri si avventurano in speculazioni azzardate, attingono alle proprie risorse personali, tentano investimenti per produrre reddito, ottimizzano patrimoni familiari, cercano un doppio o triplo lavoro e creano nuovi business uscendo dalle logiche aziendali. Quindi in realtà nessuno è convinto veramente che i soldi non siano importanti. Ma solo pochissimi riescono a risparmiare e ad investire adeguatamente. Nel risparmio ci sono la rinuncia al futile, il riciclo, la fatica, il concetto di “accontentarsi”, di posticipare un desiderio, di vivere per priorità, di utilizzo dell’obsoleto. Nel concetto di risparmio c’è il reinvestimento dei guadagni in strumenti che producano reddito aggiunto e non il consumo del guadagno fino all’ultimo centesimo. Con le dovute eccezioni, i risparmiatori benestanti sono mediamente più felici non per i soldi che hanno, ma perché sanno di poter creare il loro destino e questa sensazione di controllo sulla propria vita è uno dei principali fattori della loro felicità. I soldi donano un grande senso di libertà e ci danno la possibilità di realizzare i nostri desideri scegliendo il nostro stile di vita e di decidere autonomamente che cosa fare del nostro tempo. Recando qualità alla vita in generale, maggiore serenità e confort nella malattia e nel disagio. E, purtroppo, a volte il denaro ci dà anche la possibilità di salvarci la pelle. Ma a volte le ricchezze hanno un prezzo molto alto. E ho sentito persone molto ricche affermare di essere infelici per il conto salato che la vita ha loro sottoposto sotto forma di infelicità e dolori. Essi farebbero volentieri a cambio con un po’ di amore, salute o serenità. Forse se abbiamo qualcosa in più degli altri dovremmo condividerlo. Cercare di pensare anche a chi sta peggio. Donare con amore anche qualcosa di sé. Un gesto caloroso e un orologio di meno, a volte rappresentano la salvezza per qualcun altro.

venerdì 21 marzo 2008

L’Importanza delle radici

Un albero cresce alto e frondoso e genera frutti nutrienti se ha radici profonde. Sentirci solidi e radicati alla terra ci può permettere di elevarci sino al cielo! Arrivare sino al cielo è andare lontano…tanto lontano, sino a vedere la realizzazione di un progetto. Questa bella festa è un progetto.
Quando Stefania e Monica hanno contattato L’Albero della Vita stavano cercando le radici e si percepiva subito il valore che le muove è ben solido e radicato. Hanno pensato prima di tutto alla solidarietà, ai bambini e a ciò che è veramente importante e poi hanno tessuto intorno le loro trame organizzative! Loro hanno cercato le radici del valore profondo che si trova nel nostro cuore senza il quale non potremmo realizzare le opere importanti della nostra vita. Così è stato per L’Albero della Vita che da oltre 10 anni si occupa di bambini soli, allontanati dalle loro famiglie, vittime di maltrattamenti, incuria, abusi. Questi piccoli accolti nelle nostre strutture trovano la serenità e il sorriso di cui ogni bambino ha bisogno per crescere sano. Da qualche anno si ci stiamo occupando anche di prevenzione al disagio con progetti rivolti a nuclei monofamiliari mamma-bambini e progetti nelle scuole. Grazie a THE BEST IS YET TO COME 2008 potremo ampliare il nostro intervento a Roma! Questo è grandioso! Nelle scuole romane in cui L’Albero della Vita è presente, sosteniamo con progetti di aggregazione sociale oltre 600 bambini a rischio di emarginazione e in difficoltà. La Fondazione L’Albero della Vita sta anche pensando all’apertura a Roma di una casa di accoglienza La Rondine, per mamme e bambino che necessitano di assistenza e di un percorso verso l’autonomia. Questi progetti si radicheranno a Roma anche grazie a Stefania e Monica e a tutti gli amici che parteciperanno a questa bellissima festa. Grazie!

Gabriella Barbetta
Relazioni esterne Fondazione L’Albero della Vita Onlus http://www.alberodellavita.org/

sabato 8 marzo 2008

La bellezza della nostra unicità

La vita ci ha donato il nostro essere femmine e femminili, quanto all’uomo il loro essere maschi e maschili. Sono semplicemente due generi diversi, che insieme si completano. Il segreto è solo nel recepire ognuno il dono della propria natura, valorizzarlo e completarsi con l’altro, senza sopraffazione.
Permetteteci di interpretare liberamente quelle che crediamo siano le sensazioni che molti uomini vorrebbero segretamente provare, di fronte ad una Donna:
“Il segreto di una vera Donna”
-“E’ il suo fascino discreto che mi prende. Il suo modo così femminile di accogliermi, la gioia interiore che trasmette come una luce che le nasce dentro. E’ la dolcezza del suo sguardo, la fierezza del suo essere, la forza del suo animo ad avvolgermi. Governa persone e situazioni, vive rincorrendo il tempo, ha mille ruoli diversi, ovunque deve dare e dimostrare eppure si affida con fiducia. Le delusioni, la fatica del suo giorno, le responsabilità, i molteplici ruoli che deve sostenere lasciano intatto il suo sguardo ironico e semplice di bambina, la sua voglia di sognare, di entusiasmarsi, di donare e ricevere amore. La vitalità del suo essere sgorga dal calore del suo cuore di miele, capace di nutrire animi affamati di dolcezza. La sua determinazione e caparbietà, il suo andare all’anima delle cose sono la mia coscienza che grida le sue verità, che a volte sfuggono alla mia comprensione del mondo. Il suo ventre genera vite umane e le nutre con la sua stessa linfa. Lei è fatta per accogliere. Il suo corpo accoglie, la sua anima accoglie, la sua versatile e fervida mente accoglie e trattiene, tramutando un seme in uomo, il poco in tanto, il buio in luce. Il suo essere Femmina, Madre, Figlia, Governante, Amante, Amica, Alleata, Complice, Coscienza morale, Manager, Segretaria, Sorella, Allieva, Consigliera, Diva, ma soprattutto il suo essere Donna, è l’arma più potente che ci sia e ancora governa il mondo, segretamente o alla luce del sole.
Non è ovunque come gli uomini. Ma è dietro ad ogni cosa”-.

venerdì 29 febbraio 2008

Ma questo blog a cosa serve?

Cari amici, di nuovo Benvenuti!
Nel primo articolo ci siamo già presentate, ma lo rifacciamo per tutti coloro che solo ora hanno ricevuto questo link. Quello che scriviamo qui, è ciò in cui crediamo. Una semplice pubblicazione di immagini e parole che raccontano emozioni e pensieri che forse molti sentono, ma che pochi ormai hanno il coraggio di esternare, tanto meno di condividere apertamente con gli altri. E racconteranno anche ciò che accadrà. Infatti dalla nostra recente mail ora sapete che il 10 aprile accadrà qualcosa. Nessuna paura. Non faremo campagna elettorale, propaganda politica, chiacchiere, feste noiose. Non ci sono destre, centri o sinistre che potranno mai condizionare il nostro libero pensiero. E’ solo un caso che alcuni mesi fa abbiamo deciso di fare di questo giorno una data speciale in cui rivedervi tutti. Perché in prossimità del 10 aprile di molti…molti…anni fa siamo nate entrambe. Ma come per voi tutti, anche per noi il tempo non passa mai. Siamo ancora tutti belli, tosti, pieni di energia, di voglia di fare, divertirci, vivere. Quindi, di sperare che “il meglio debba ancora venire!”. Non poniamoci limiti, perché alla migliore qualità della vita, non c’è un limite. E la qualità deve essere in ogni cosa che acquistiamo, mangiamo, beviamo, diciamo, viviamo, pensiamo, crediamo. Perciò vi tocca! Mettete questo link un po’ complicato (non c’era altro!!!!!) tra i “preferiti” e ogni tanto divertitevi e annoiatevi a leggere. Piano piano entrerete nel vivo. Di cosa? …..Mah….è ancora tutto in divenire e per ora non lo sveliamo! Ma comunque è meglio starci!

giovedì 28 febbraio 2008

Pronto?

E’ stato indubbiamente un valore aggiunto nella qualità della nostra vita, nel fluire della comunicazione. Che dire, il cellulare è divenuto indispensabile. Ci fa sentire più liberi. Raggiungere la persona ovunque essa si trovi in quel momento ci tranquillizza. E’ versatile e onnipresente. Squilla ovunque, in auto e lo catapultiamo tra le gambe davanti ad un vigile, sul motorino e lo infiliamo nel casco come un poggia-mento, a scuola e lo riduciamo al silenzio, in chiesa e chiediamo perdono. Non dimenticheremo mai i primi fruitori di auricolari che ci facevano sentire così sciocchi: quanti di noi hanno rivolto la parola a perfetti sconosciuti per strada che guardandoci negli occhi, in realtà non ci chiedevano una via, ma parlavano al cellulare? Noi due certamente. Ma poi ci siamo abituati anche a loro. E da allora ci siamo abituati anche al peggio. Quanto sono poco estetici quegli auricolari grossi e argentati da marziano e quanto è noioso ascoltare su un treno o sul bus i discorsi altrui mentre vorremmo pacificamente schiacciare un pisolino. Per non parlare delle riunioni di lavoro, durante le quali maleducati interlocutori reputano più importante rispondere a chiunque decida in quel momento di chiamarli, finanche la tata dei figli. Servirà pure a lavorare, ma intanto si ricevono anche centinaia di telefonate al giorno di mogli e mariti ansiosi che non danno tregua! Ma sì, dai, però siamo tutti più allegri e chiacchieroni. Per strada poi è tutto un concerto. Cantautori, cantastorie, comici, animali, grugniti, suoni roboanti e versi bizzarri. I volumi sono amplificati e c’è anche il viva voce, per chi porta le buste della spesa. C’è chi ne possiede tre e se squillano tutti insieme deve in pochi attimi tramutarsi in giocoliere. Che stress! E quando suonano a più persone intorno contemporaneamente? Tutti a tirarli fuori come pistoleri pronti all’attacco. E allo scampato pericolo tiriamo un sospiro e riponiamo l’arma. Per non parlare degli effetti sull’umore: l’ansia del messaggio che non arriva, di quello che non parte, del cellulare che non prende, dello squillo a vuoto, di sms senz’anima e corpo. E le interferenze, le pernacchie, gli avvisi di chiamata. E poi…chi sta più tranquillo! Ci localizzano ovunque, siamo braccati!. E faccendieri e i disonesti temano anche le intercettazioni. Il cellulare è una grande invenzione! Ma a volte spegniamolo o azzittiamolo come si fa con un pupo esuberante! Non si perde certo l’occasione della propria vita, è solo rimandata. Perché chi ha veramente cose importanti da dirci, ci richiama.