venerdì 19 dicembre 2008

Quando il nostro fiume scorre

Noi cittadini metropolitani circondati dal cemento, dall’asfalto, dai rumori delle auto e dagli odori dei gas di scarico, siamo abituati a sorvolare la nostra città, senza soffermarci, senza ascoltarne il pulsare di vita, senza vedere gli squarci di natura che tenta di sopravvivere e di fare capolino nel turbinio frenetico del passare dei nostri giorni. Ma a volte accade che la natura si ridesti improvvisamente e ci regali frangenti di vita inaspettata, ricordandoci che lei esiste, è fra noi, è imprevedibile ed è bella da morire. Il Tevere è là da secoli, eppure noi non lo vediamo più. Fa parte del paesaggio come un monumento, come un palazzo, scontato e a volte scomodo. In questi giorni però è accaduto qualcosa di straordinario, una sorta di riconciliazione dell’uomo con la natura. Il fiume che da sempre scorreva lento e svuotato della sua essenza è stato ricolmato da copiose piogge riassumendo la sembianza di un fiume vero, come a Parigi, Londra, Budapest, lui è rinato, pieno, fluente, rapido, grosso, potente come si conviene ad un vero fiume. E ci ha spaventato, ricordandoci che nulla è scontato, che la natura è imprevedibile e bisogna rispettarla. Sono rimasta colpita dal ridestarsi dell’interesse comune per il nostro fiume. Non ho mai visto tanta gente a tutte le ore del giorno affacciarsi per guardarlo, preoccuparsi per la sua sorte, ammirarne la bellezza in tutto il suo splendore, fotografarlo. Sul web scorrevano le sue immagini riprese da ogni angolo della città, mentre l’acqua dispettosa saliva, quasi a chiudere gli archetti sottostanti. Il fiume si è risvegliato, ha ripreso a scorrere vivo, pulsante, fluido e sincero come un innamorato e i suoi sentimenti che scorrono liberi. Seguiamo il suo esempio e riprendiamo a fluire. E quando gli altri si dimenticano di noi, solleviamoci in tutta la nostra potenza, tiriamo fuori la nostra grinta, il nostro amore. Tutti si accorgono quando il nostro fiume scorre.
Foto di Andrea La Padula

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