domenica 3 febbraio 2008

Il mondo di plastica


E’ domenica e sono al mare. Come sempre faccio una corsetta nel mio quartiere che, nonostante venga definito “residenziale”, non è risparmiato dalla triste esposizione di cassonetti straripanti. Rifletto sull’atavico problema dello smaltimento dei rifiuti e sul triste gioco degli appalti pubblici. Poi ripenso a Napoli. C’è sempre di peggio! Dovremmo produrre meno rifiuti. Sì, ma come? Viviamo in un mondo di plastica, siamo invasi da prodotti usa e getta, freddi e impermeabili, da contenitori svuotati e mai più riempiti. Da sfruttare, accartocciare e gettare via per sempre. E purtroppo, non solo il mondo materiale è di plastica. Anche la società e le persone che la compongono lo sono sempre di più. Sesso usa e getta, sentimenti acrilici, vestiti sintetici, corpi imbottiti di plastica alla ricerca di un presunto e poco chiaro ideale di Bellezza (forse il condom è meglio lasciarlo di plastica...). E ripenso al coraggio dell’Amore e della Tenerezza, alla fusione del Corpo con l’Anima, all’Amicizia acquisita e trattenuta con dolcezza, al Cotone e alla Lana 100%, al nutrimento della Mente. Ai profumati tavoli in teak, ai piatti in fine porcellana, alla carta riciclata, ai calzini rammendati e alle bottiglie vuoto a rendere. La “qualità” è ormai un articolo di nicchia, ma forse dovremmo rivalutare il suo concetto ed estenderlo ad ogni cosa. Anche al beneficio della durata che rallenta la corsa del prodotto (o del sentimento) verso la sua fine e il vuoto desolante.
Rivalutiamo la qualità alla quale ci si affeziona, che si serba con cura e che cerchiamo di trattenere nella nostra vita il più a lungo possibile!
Per non inquinare il mondo. Ma anche la sua anima. E la nostra.

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