E’ stato indubbiamente un valore aggiunto nella qualità della nostra vita, nel fluire della comunicazione. Che dire, il cellulare è divenuto indispensabile. Ci fa sentire più liberi. Raggiungere la persona ovunque essa si trovi in quel momento ci tranquillizza. E’ versatile e onnipresente. Squilla ovunque, in auto e lo catapultiamo tra le gambe davanti ad un vigile, sul motorino e lo infiliamo nel casco come un poggia-mento, a scuola e lo riduciamo al silenzio, in chiesa e chiediamo perdono. Non dimenticheremo mai i primi fruitori di auricolari che ci facevano sentire così sciocchi: quanti di noi hanno rivolto la parola a perfetti sconosciuti per strada che guardandoci negli occhi, in realtà non ci chiedevano una via, ma parlavano al cellulare? Noi due certamente. Ma poi ci siamo abituati anche a loro. E da allora ci siamo abituati anche al peggio. Quanto sono poco estetici quegli auricolari grossi e argentati da marziano e quanto è noioso ascoltare su un treno o sul bus i discorsi altrui mentre vorremmo pacificamente schiacciare un pisolino. Per non parlare delle riunioni di lavoro, durante le quali maleducati interlocutori reputano più importante rispondere a chiunque decida in quel momento di chiamarli, finanche la tata dei figli. Servirà pure a lavorare, ma intanto si ricevono anche centinaia di telefonate al giorno di mogli e mariti ansiosi che non danno tregua! Ma sì, dai, però siamo tutti più allegri e chiacchieroni. Per strada poi è tutto un concerto. Cantautori, cantastorie, comici, animali, grugniti, suoni roboanti e versi bizzarri. I volumi sono amplificati e c’è anche il viva voce, per chi porta le buste della spesa. C’è chi ne possiede tre e se squillano tutti insieme deve in pochi attimi tramutarsi in giocoliere. Che stress! E quando suonano a più persone intorno contemporaneamente? Tutti a tirarli fuori come pistoleri pronti all’attacco. E allo scampato pericolo tiriamo un sospiro e riponiamo l’arma. Per non parlare degli effetti sull’umore: l’ansia del messaggio che non arriva, di quello che non parte, del cellulare che non prende, dello squillo a vuoto, di sms senz’anima e corpo. E le interferenze, le pernacchie, gli avvisi di chiamata. E poi…chi sta più tranquillo! Ci localizzano ovunque, siamo braccati!. E faccendieri e i disonesti temano anche le intercettazioni. Il cellulare è una grande invenzione! Ma a volte spegniamolo o azzittiamolo come si fa con un pupo esuberante! Non si perde certo l’occasione della propria vita, è solo rimandata. Perché chi ha veramente cose importanti da dirci, ci richiama.
giovedì 28 febbraio 2008
Pronto?
Pubblicato da
Monica & Stefania
alle
08:50
Etichette: Monica e Stefania
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