Ogni tanto è salutare tornare indietro e cercare nei nostri ricordi aspetti di vita quotidiana, flash, sensazioni, abitudini mai dimenticate, solo nascoste nei giardini segreti della nostra infanzia. Spesso sono i nostri figli a farli riaffiorare in noi con prepotenza. O i figli degli altri. Ci propongono comportamenti e situazioni che ci portano spesso a ricordare, riflettere e spesso a notare dei cambiamenti molto importanti. Non vogliamo entrare nei modelli educativi di ciascuno, che rispettiamo. E lasciamo agli psicologi e ai sociologi l’analisi dei fattori condizionanti che hanno portato a modifiche comportamentali e psicologiche di bambini, come riflesso dei cambiamenti ambientali, socio-economici e dei modelli educativi di molti genitori.
Qui ci limiteremo a “ricordare” come eravamo da bambini. Non tutti vi si riconosceranno. Forse hanno solo “dimenticato”. Ricordiamo insieme. Non eravamo soli. Eravamo tanti, perché in quegli anni si facevano tanti figli. C’erano bambini ovunque.
E ricordiamoci di fare i genitori. Con dolcezza e fermezza, libertà ma soprattutto con amore.
“Come eravamo”:
- Le macchine non avevano airbag, né cinture di sicurezza. Andavamo in bici senza casco. Ci rotolavamo nella terra senza pensare ai buchi nei pantaloni. Avevamo un paio di scarpe e un cappotto e qualche vestito, ma ci sentivamo belli. Bevevamo dalla stessa bottiglia in quattro e nessuno moriva per questo. Mangiavamo crostate e ciambelloni, pane e olio, biscotti e non avevamo problemi di sovrappeso, perché eravamo sempre in giro a giocare. Non avevamo Nintendo, Play Station, videogiochi, computer, cellulari, dvd, sky, chatroom su Internet per comunicare, ma non eravamo mai soli. Avevamo invece tanti amici. Avevamo pochi giochi e tanta fantasia. Uscivamo da scuola alla mezza e pranzavamo con la famiglia. In alcune case c’era anche il papà! Facevamo i compiti da soli senza chiedere l’aiuto di nessuno, poi se prendevamo un brutto voto e se non c’erano i soldi per la ripetizione, eravamo in punizione a studiare per settimane. Ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, cadevamo e nessuno faceva una denuncia per questi incidenti: la colpa era solo la nostra. Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno, prendevano uno scapaccione e lo ripetevano, senza andare dallo psicologo. La maestra dava un brutto voto, una nota sul diario, una bacchettata sulla mano ai ribelli e ai maleducati, li metteva dietro alla lavagna o semplicemente li riprendeva per educarli, senza subire i processi dei genitori. Ci si menava, si litigava, si competeva, si piangeva senza l’intervento dei grandi: era il nostro modo di crescere. Perché avevamo più libertà, fallimenti, successi e imparavamo a gestirli da soli, con responsabilità e rispetto.
Nonostante tutto ciò siamo cresciuti bene. Perché molti di noi avevano l’ombrello protettivo, ma spesso ci si bagnava lo stesso. Ma noi non disperavamo. Sapevamo che c’era il sole a scaldarci.
mercoledì 20 febbraio 2008
Noi bambini degli anni ’60 e ‘70
Pubblicato da
Monica & Stefania
alle
16:48
Etichette: Monica e Stefania
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