lunedì 31 marzo 2008

Il nostro incontro con L’Albero della Vita

Il nostro desiderio principale era quello di contribuire ad un progetto concreto legato ai bambini sani fisicamente, ma malati nell’anima, lasciati a se stessi, costretti dai genitori e dalle circostanze della vita ad una crescita disturbata ed infelice. Cercavamo una Onlus che aiutasse con azioni specifiche e altamente qualificate questi bambini, una struttura operante nel nostro territorio nazionale e soprattutto con progetti nella nostra città: Roma. Perché crediamo che prima di guardare lontano dobbiamo comunque guardarci intorno, al “disagio della porta accanto” che spesso ignoriamo.
Un giorno nella nostra casa è arrivata la lettera inviata dal Direttore Generale dell’Albero della Vita, il Dr. Maurizio Montesano che ci raccontava di Sara*.
Questa piccina ci ha talmente commosse, che l’abbiamo subito accolta nel nostro cuore. E con lei, la struttura che la stava aiutando. Desideriamo condividere con voi questa lettera:
“Oggi mi sono fermato a guardare una delle nostre bambine, Sara*, di cinque anni. Davanti a lei aveva messo una bambola, un orsacchiotto e in mezzo un bambolotto più piccolo, poi aveva steso un fazzoletto con sopra tazzine e piattini, come su una piccola tavola.
“A cosa giochi?”, le ho chiesto. “Gioco alla famiglia”, mi ha risposto. “Oggi è il compleanno del loro bambino e la mamma e il papà gli hanno comprato una torta e tanti regali”.
“Gioco alla famiglia!” Sono parole che fanno male quando a dirle è una bambina che una famiglia vera non l’ha mai conosciuta, che fin dalla primissima infanzia è sempre stata trascurata, a volte anche picchiata.
Eppure il desiderio di tutti i nostri bambini è proprio questo: avere una casa e una famiglia che li ami. Purtroppo non è possibile che questi poveri bimbi vivano con i loro genitori, che sono assolutamente incapaci o impossibilitati di allevarli per i troppi problemi che devono affrontare: droga, alcol, disoccupazione. Nelle strutture realizzate grazie a “Fondazione L’Albero della Vita” i bambini trovano protezione, attenzioni, e soprattutto quell affetto che non hanno mai ricevuto..
Sara*, ad esempio, prima di arrivare da noi aveva già sopportato cose tremende. Era denutrita, con un visino magro e due occhi pieni di terrore. Non aveva nemmeno il coraggio di muoversi, di parlare.
La madre, una ragazza di poco di più di vent’anni, a cui i parenti avevano voltato le spalle quando era rimasta incinta, si prostituiva. Il suo nuovo compagno non sopportava la bambina, la sgridava e spesso alzava le mani su di lei e sulla mamma. Le loro grida hanno allarmato i vicini, che si sono decisi a far intervenire la polizia. Così Sara* ha trovato grazie a noi un rifugio sicuro, dove sta cercando di dimenticare.”

Quanti bambini come Sara* ci sono in Italia? Centinaia…migliaia….
E il 10 aprile, grazie ai vostri contributi, altri bambini potranno essere aiutati.

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