venerdì 28 marzo 2008

La fine del viaggio terrestre



“La vetta di quella scoscesa serpentina
ecco si approssimava, ormai era vicina,
ne davano un chiaro avvertimento i magri rimasugli
della tappa pellegrina su alla celestiale cima
poco sopra, alla vista, che spazio si sarebbe aperto
dal culmine raggiunto, immaginarlo già era beatitudine
concessa più che al suo desiderio, al suo tormento,
sì l’immensità, la luce, ma quiete vera ci sarebbe stata,
lì avrebbe la sua impresa avuto il luminoso assolvimento
da se stessa nella trasparente spera
o nasceva una nuova impossibile scalata
questo temeva, questo desiderava.”


Amo molto questi ultimi versi del grande scrittore e poeta Mario Luzi. La metafora della montagna che ci conduce al senso della vita la trovo affascinante. Il nostro desiderio di andare sempre verso nuove mete, nuovi orizzonti. Lo sforzo e la ricompensa. Ed ecco che la mia immaginazione va oltre la sua poesia e si ritrova nei sentieri difficili che a fatica percorriamo in salita sulla montagna della nostra esistenza. Ecco il sudore della nostra fronte, la tenacia e l’allenamento che sviluppiamo per raggiungere la cima di ogni nostro giorno, le ferite degli sterpi, l’ululato delle bestie selvatiche che ci circondano, il passaggio di piccoli torrenti che come anni scorrono selvaggi, il raggiungimento di piccole foci inaspettate e fresche, di pantani melmosi che ci imprigionano i piedi. In salita, sempre in salita. Tra boschi oscuri e muschi scivolosi, pietre secolari e solitudine immensa. Camminiamo inesorabili verso l’alto, verso la luce agognata della vetta, in attesa di vastità che si perdano a vista d’occhio, di orizzonti infiniti quali ricompensa di tanto sforzo, di tante pene.
C’è chi nella vita scala una vetta sola, chi spinto dalla curiosità e dall’energia vitale della conoscenza scala più vette. Fino all’ultimo respiro. Fino all’ultima montagna.
L’importante è non perdersi nel cammino. Non dimenticare mai di assaporare la vita e le cose che si incontrano, quasi fossero l’ultimo dono della vita: una fragolina di bosco, il rumore di un ruscello, il profumo delle erbe selvatiche, il canto di un uccello. Non camminare mai soli, ma mano nella mano per condividere destini, salvare ed essere salvati da scivoloni incombenti.
L’importante è il cammino, ascoltando il forte battito del proprio cuore, alla ricerca del segreto della vita e della sua luce.

Nessun commento: