martedì 17 giugno 2008

Il tramonto

Non sono solo i vagiti di vita ad intenerirmi, gli sguardi curiosi e puri dei bambini che vivono l’alba della loro esistenza. Mi toccano anche molto i tramonti, il lento procedere all’inesorabile fine della vita. Un uomo speciale al quale voglio molto bene, spesso mi ricorda che il suo orizzonte è ormai molto vicino e che la sua strada non è più infinita e soprattutto, lui sa ormai bene dove essa conduce, quasi ad escludere che la vita possa ancora riservargli sorprese, obiettivi, picchi, emozioni forti. L’unica certezza, che è quasi una paura, è che potrebbe andare peggio. Qualche male esterno o interno potrebbe scalfire quel meraviglioso equilibrio che ormai si è annidato nel suo quotidiano.
La chiamano “maturità” che sopraggiunge in età senile e porta serenità interiore, abbandono delle armi, cheta soddisfazione, sentimenti che non anelano più a null’altro che al mantenimento di un equilibrio che non richiede sforzi e mete da raggiungere, solo lucidità e salute per potersi godere lo status quo e il quotidiano con tutte le sue sfumature. I dettagli di un mondo che prima non si riusciva neanche a vedere per quanto si correva, si cercava, si lavorava, si andava freneticamente avanti in meccanismi infernali che uccidono i sensi dell’anima.
E molte persone corrono fino alla fine della vita rimandando i piaceri a dopo. A quel “più in là”, “dopo la pensione”, che per alcuni non arriverà mai, perché non sopravvivono a se stessi e al proprio destino. Non sempre è una questione di denaro, molto spesso è una questione di testa questo eterno rimandare. Da giovani non ci si rende conto che ogni cosa lasciata è persa e che non solo la bellezza, ma anche la forza e l’energia tramontano, come gli anni.
Ricordiamoci che potremmo avere tempo per scrivere le nostre “memorie”, dare amore, correre in bicicletta lungo il mare, leggere libri e ordinare ricordi e fotografie. Ma non è detto, poiché “del diman non v’è certezza”.

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