Ispirata dal recente confronto Italia-Francia degli Europei, che credo un po’ a tutti abbia ricordato quel fatidico luglio del 2006, mi sovviene un confronto metaforico di questo gioco con le azioni della vita.
A parte la “sfortuna” e la “fortuna”, variabili che prescindono dalle azioni umane, in un gioco sportivo prevalgono moltissimi fattori tra i quali la preparazione, l’allenamento, lo stato fisico e la lucidità mentale, l’equilibrio emotivo del giorno e la motivazione. Per vincere, nel gioco come nella vita, occorre essere preparati e lucidi. E anche un po’ fortunati. Ma per segnare un goal ci vuole coraggio, con l'emozione che sottende l'azione e la lucidità che deve presiedere alla sua realizzazione. E la volontà e la determinazione di vincere.Ma chi di voi, senza deconcentrarsi, senza voler dimostrare di essere idonei, senza farsi distrarre da chi intorno sa sempre quello che andrebbe fatto, è capace di individuare lucidamente l'obiettivo e lucidamente perseguirlo, momento per momento, scegliendo i passaggi giusti, senza panico, per raggiungere la meta, massimizzando il risultato con il giusto dispendio di energia, realizzando la propria "rete"?
La maggior parte corre sfiancandosi sul pratone della vita senza strategie chiare, senza energia e senza spirito di gruppo, su un territorio di individualismo egocentrico che esclude le capacità altrui per il raggiungimento di obiettivi individuali e comuni.
Ma come si suol dire sono sempre i risultati che contano. E chi fa rete e si sa difendere meglio, vince.
venerdì 20 giugno 2008
Tirare in porta (nel calcio come nella vita)
Pubblicato da
Stefania Taruffi
alle
08:30
Etichette: Mi siedo e penso
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