venerdì 1 gennaio 2010

Ecologia del vivere: un 2010 pieno di sogni


“Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e le nostre piccole vite sono circondate dal sonno”, scriveva William Shakespeare in “La Tempesta”. E se davvero siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, allora vuol dire che abbiamo un bisogno infinito di questa sostanza per vivere. Quanto più ce ne alimentiamo quanto più ci sentiamo vivi. Quanto più sogniamo, tanto più raggiungiamo la vera essenza della nostra vita. Da sempre si analizza il processo onirico legato al sonno, a un vagare notturno nei meandri del proprio inconscio, per riconoscere il procedimento mentale degli esseri umani. Tuttavia si ‘sogna’ anche a occhi aperti, coscientemente, ed ecco che il sogno assume un significato più ampio e diventa un desiderio da progettare, idealizzare e in cui credere, a tal punto da cercare di realizzarlo. Da Freud in poi, il sogno è divenuto la pietra miliare delle teorie psicoanalitiche e quella freudiana, secondo cui il sogno sarebbe la realizzazione allucinatoria durante il sonno, di un desiderio inappagato durante la vita diurna, può essere valido anche per il sogno ‘a occhi aperti’, ricolmo anch’esso di desideri inappagati. Sognare a volte significa anche vivere in una vita parallela e misteriosa in cui realizziamo quello che nella vita reale non riusciamo a fare. Il sogno come illusione dunque, ma anche speranza. Perché senza sogni, l’orizzonte che avremmo davanti a noi sarebbe finito, delimitato, circoscritto al reale. Il sogno invece ha la grande capacità di renderlo infinito, di farlo diventare progetto di vita. Nel sogno tutto è lecito, possiamo fare quello che vogliamo, in esso regna la vera libertà, senza spazio né tempo.
Per non illuderci troppo e restare delusi, dobbiamo anche impegnarci a far sì che i nostri sogni, o parte di essi, si tramutino in realtà a costo di renderli più ‘umani’ e meno ‘divini’, quindi più raggiungibili. Perché la vera forza di un sogno è lo stimolo propulsivo, l’energia creativa che da esso scaturisce e che s’infonde nei nostri animi, spingendoci all’azione, alla trasformazione del sogno in realtà. In questo caso ci vuole più impegno. Il sogno diventa fatica costruttiva. Scrive Sergio Bambarén nel “Delfino”:
“I sogni sono fatti di tanta fatica. Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie, perdiamo di vista la ragione per cui abbiamo cominciato a sognare e alla fine scopriamo che il sogno non ci appartiene più. Se ascoltiamo la saggezza del cuore il tempo infallibile ci farà incontrare il nostro destino. Ricorda: "Quando stai per rinunciare, quando senti che la vita è stata troppo dura con te, ricordati chi sei. Ricorda il tuo sogno”.
Bisogna fare di tutto, per avere qualcosa da sognare. Non lasciarsi beffare dalla realtà, dai beni materiali, dal tempo che ci ingoia. Io ho imparato a riconoscerli quelli che sognano. I battiti di un cuore che pulsa sogni li sento a mille miglia. E mi dico: ecco, questo è vivo.
A tutti, un 2010 pieno di sogni.
Stefania Taruffi
Rubrica "Ecologia del vivere" http://www.periodicoitaliano.info/
Foto: Luca Cecconi

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